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ALLA PROCURA E ALLA CORTE DEI CONTI

Scatta un nuovo esposto per le scuole di Corporeno

CENTO. «Un progetto già in cantiere prima del terremoto, costi esorbitanti a carico dei cittadini, superfici discordanti e legname con certificazioni scadute». Sono i punti salienti del nuovo...

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CENTO. «Un progetto già in cantiere prima del terremoto, costi esorbitanti a carico dei cittadini, superfici discordanti e legname con certificazioni scadute». Sono i punti salienti del nuovo esposto sulle scuole di Corporeno. Presentato il 3 luglio alla Procura di Ferrara e alla Corte dei Conti di Bologna, l'esposto (4 pagine e 15 allegati) è stato sottoscritto da Marco Pettazzoni (consigliere regionale Lega Nord), Lorenzo Magagna (commissario provinciale e consigliere comunale Lega), Paolo Matlì (responsabile Alto Ferrarese Fratelli d'Italia), e dai promotori, Marco Mattarelli (consigliere comunale Noi Che), Mirco Gallerani e Michele Testa. Ad anticipare l'esposto, un lavoro svolto su diversi fronti: due interrogazioni regionali presentate dal consigliere Pettazzoni prima, con risposta dell'assessore Bianchi che «ha evidenziato l'unicità dell'operazione in regione», e assieme al consigliere Bignami nei giorni scorsi. Si aggiungono 3 anni di interventi, richieste di accesso agli atti e interrogazioni in consiglio comunale dei capigruppo Mattarelli e Magagna. «Con una procedura unica tra tutti i 57 comuni del cratere (in cui sorgono ben 1.041 scuole) - le scuole di Corporeno - commentano- sono state talmente volute in nome dell’emergenza dall’amministrazione centese che per fare ciò non ha richiesto al commissario delegato la realizzazione di strutture temporanee, ma ha direttamente provveduto al riguardo. Il Comune ha stipulato un contratto di locazione della durata di 9 anni», andando a spendere «al momento del riscatto una cifra prossima ai 1.600 euro/mq». In paragone, quelle realizzate a Pieve di Cento «una scuola di 3mila mq circa, una spesa di 2.387.242 euro, pari a circa 800 euro/mq». Quella di Corporeno, un'operazione che «riteniamo spregiudicata e incongruente alla pratica amministrativa, e che da più parti ha sollevato punti interrogativi, anche per i costi, abnormi, rispetto alla scelta, accantonata dalla giunta Lodi, di recuperare le Pascoli. A quasi 3 anni di distanza, abbiamo depositato un atto documentato, firmato da cittadini, referenti politici e amministratori di diversa provenienza che, per noi dimostra, anche in funzione di un processo che si è celebrato, una visione della gestione della cosa pubblica portata avanti dalla giunta Lodi a scapito degli interessi della collettività. Nessuna volontà di accusare, ma solo dubbi e presentimenti sui quali, oggi chiediamo alle autorità competenti di verificare, per fare finalmente chiarezza su un'operazione che riguarda tutti i centesi». (b.b.)

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