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Frode fiscale per 56 milioni di euro

Risvolto ferrarese per l’inchiesta: donna denunciata e villetta sequestrata

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Un villetta a schiera sequestrata e una persona denunciata per frode fiscale e riciclaggio. È il riflesso ferrarese dell’inchiesta della Guardia di Finanza di Ancona che ha scoperto una frode fiscale da 56 milioni di euro. Il raggiro sarebbe stato realizzato tramite società 'cartiere' anche estere con l’intento di produrre fatture false e abbattere in questo modo i fatturati aziendali per non pagare le tasse dovute.

A capo dell'illecito giro finanziario e commerciale sarebbe un imprenditore residente a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) e operante nel settore moda e organizzazione di spettacoli, anche televisivi e trasmessi su reti nazionali, con interessi anche nel ferrarese.

Le Fiamme Gialle hanno sequestrato beni per 20 milioni di euro tra cui un appartamento lussuoso a San Benedetto, sei box a Milano, una villetta a schiera nei pressi del centro di Ferrara (di proprietà della moglie dell'imprenditore, anche lei denunciata), un suv Audi, moto e depositi per 500 mila euro. Sono 19 le persone finite nei guai per reati tributari e valutari di cui tre (il presunto promotore del giro, sua moglie - che è ferrarese - e un altro imprenditore di San Benedetto) indagati anche per riciclaggio.

Le misure della presunta truffa scoperta con l'operazione "Black Fashion" messa in atto dalle Gdf di Ancona, coordinata dalla locale procura della Repubblica, sono decisamente consistenti. Le Fiamme gialle hanno individuato un giro di fatture ritenute false pari a 56 milioni di euro e un’imposta sul valore aggiunto evasa per 11 milioni di euro, in relazione alla quale il Tribunale di Ancona ha emesso un decreto di sequestro di beni equivalenti a circa 20 milioni di euro per case, ville, macchine e valori.

Secondo le risultanze dell’inchiesta sarebbero coinvolti nella frode 22 società italiane, di cui 11 cartiere, cioè produttrici di documenti commerciali falsi, e 2 società irlandesi anche esse cartiere. Le società fantasma, di fatto scatole vuote, precisa la Guardia di Finanza, hanno sede in diverse regioni italiane e sarebbero intestate a prestanome: di fatto venivano utilizzate come collettore per lo smistamento, in forma sistematica, di migliaia di fatture fiscali per operazioni inesistenti.

Realizzata la frode, le società fantasma - concludono i Finanzieri - venivano puntualmente poste in liquidazione a distanza di circa un anno dalla costituzione, «con la distruzione o l’occultamento della contabilità in modo da impedire la ricostruzione delle operazioni illecite, per poi essere rimpiazzate da altre società cartiere».

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