“Giulio Bellini”, una storia di lavoro
Ieri i festeggiamenti per l’anniversario della nascita, presente il ministro Poletti. Riconoscimenti ai fondatori
FILO. Emozionato, orgoglioso e non l'ha nascosto affatto. Anzi! Sante Baldini, nel giorno del sessantesimo compleanno della cooperativa "Giulio Bellini" da lui presieduta, è raggiante. Stringe le mani a destre e manca e accoglie con un abbraccio il ministro Giuliano Poletti. Questi, trovandosi a suo agio fra cooperatori e vecchi amici - perfino di scuola -, fa scattare il dialetto e le pacche sulle spalle. Fra le voci una dipendente esclama: «Guarda Sante come è emozionato». E in effetti, quando sale sul palco, avendo di fronte i 300 invitati, da subito la sua voce assume quel tono di grande soddisfazione per i risultati raggiunti. E non sono parole e numeri buttati al vento.
Dapprima ricorda la crisi, il rischio dell'effetto domino poi parla della fiducia, dei sacrifici, della convinzione di farcela, di una sfida. Ricorda delle sofferte dismissioni di quel 27% venduto e ricomprato fino al 20% in pochi. Ed è qui che con puro orgoglio informa del passaggio dalle allora 165 unità agli attuali 220, dei 40 milioni di euro di fatturato e i 3200 ettari lavorati.
«Quando 10 anni fa la cooperazione sembrava superata - ha ricordato - noi, con perseveranza, abbiamo fatto le scelte giuste dando prospettive certe per il salario». Di qui l'annuncio che la Bellini, «con gli stessi principi solidaristici, resta il volano vero per lo sviluppo sociale del territorio».
«Una pietra miliare della cooperazione» l'ha definita il sindaco Antonio Fiorentini, di un modello cioè più valido a fare economia e lavoro. Il sindaco poi, cita Papa Francesco «anche se - dice - so che preferite che citassi Berlinguer».
Quindi invita i vertici cooperativi ad operare con forza per gli altri «che è - ha concluso - il senso della cooperazione di oggi». Ad un momento così importante per la cooperazione tutta, persino il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, con a fianco Paolo Calvano: ha lasciato il consiglio regionale per essere a Filo e annunciare i successi occupazioni (20mila posti nei primi tre mesi del 2015) e imprenditoriali che sta riscuotendo l'Emilia Romagna. Parla di mascalzoni che attraversano la politica, le amministrazione e anche le coop fino a condivide la citazione di Fiorentini sul Papa. «Andremo verso una nuova stagione - ha detto - solo se si va insieme cambiando».
Dopo l'intervento di Giovanni Monti (Legacoop regionale), che ha annunciato una nuova forma di cooperativa di costruzione per nuovi quartieri e città, il ministro si è soffermato a lungo sulla “sua” riforma del lavoro, di quell'alternanza scuola-lavoro necessaria per dare un futuro serio ai giovani. Insomma, di ciò che non è stato fatto per 20 anni mentre questa è sta fatta in sei mesi. «Serve - ha concluso - un'idea di italianità nuova per riconquistare credibilità fuori e dentro l'Italia».
Al termine, sono stati consegnati i premi di riconscenza ai soci fondatori Adriano Mingozzi, Maria Giovanna Balduzzi. Così pure alla memoria a Vittorio Brusi, Gino Maria Felletti, Toni Guerra (a ritiralo la figlia Monica) e Giulio Bellini(c'era il figlio Giorgio). Premi anche a Guiscardo Rossi, Fabrizio Vecchi, Sergio Caselli e allo stesso Sante Baldini.
Giorgio Carnaroli
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