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Il vescovo affronta i fedeli: via il parroco, ecco perché

Il vescovo affronta i fedeli: via il parroco, ecco perché

Corpus Domini, il trasferimento di don Zecchin aveva sollevato molte perplessità Negri ha spiegato i motivi: bisogna cambiare, lui adatto a una grande parrocchia

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Dopo l’annuncio da parte della Curia del trasferimento del parroco don Michele Zecchin dalla chiesa del Corpus Domini a quella di Sant’Agostino, la comunità parrocchiale ha sentito il bisogno di incontrare l’arcivescovo Luigi Negri per esprimergli tutte le proprie perplessità. E ieri, al termine della messa, l’arcivescovo è arrivato salutato da Paolo Roma, membro del consiglio pastorale, che sebbene garbatamente, gli ha ricordato due articoli del diritto canonico nei quali si affrontano i compiti e la durata della presenza di un parroco in una comunità. «Siamo dispiaciuti che don Zecchin vada via e siamo anche preoccupati della stabilità pastorale della nostra parrocchia» sono state le sue riflessioni conclusive. Hanno preso poi la parola alcuni fedeli che non hanno compreso la necessità del trasferimento, ormai una prassi che si ripete troppe volte al Corpus Domini; alcune mamme che avevano visto un perfetto inserimento dei propri bambini nella vita parrocchiale e altri presenti che temono di non riuscire ad instaurare un buon rapporto con chi verrà.

L’arcivescovo ha paragonato la comunità parrocchiale ad una famiglia, entrambe con la difficoltà di vivere alcuni momenti particolari. «La situazione della nostra chiesa è quella di una emergenza - ha esordito l’arcivescovo - non c’è bisogno di fare un’analisi di questa condizione legata anche ad una diffusa scristianizzazione. Io desidero promuovere una nuova evangelizzazione e riproporre Cristo a quelli che sono andati lontano. Per questo devo far passare le nostre comunità da una situazione dove il servizio che hanno ricevuto è stato encomiabile ad una nuova vita. Alcuni parroci sono stati per 50 anni in una parrocchia, ma il Concilio ha aperto una nuova prospettiva. Lo so che non è un compito facile, ma il cambiamento deve iniziare». Ci sono state poi parole di miele per il trasferito, «don Zecchin è il sacerdote adatto per una parrocchia rilevantissima come quella di Sant’Agostino dove don Carlo è maturato durante l’anno del suo incarico ma non è pronto per affrontare quella comunità. Per voi del Corpus Domini si presentava una situazione di vuoto e quindi ho pensato alla congregazione religiosa dei Rogazionisti. Sono certo che vi sarà un’intesa profonda anche con loro».

L’arcivescovo comunque nel ricordare che si deve fare l’esperienza della fede e della carità e che gli adulti non devono servirsi della chiesa, ma servirla, ha chiesto di giudicare chi verrà dopo un periodo di attività promettendo che se le cose non funzionassero sarà disposto a modificarla; però bisogna ubbidire come ha fatto lui quando da Roma lo hanno mandato a Ferrara.

Margherita Goberti

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