«La secca non fa paura Così catturiamo l’acqua»
Il tecnico Hera: «A Ponte impianti in grado di pompare fino a -7,60 metri» Riserve sufficienti a garantire tre giorni di autonomia senza attingere dal Po
Il Po è la nostra fabbrica di acqua e la siccità erode le riserve di “materia grezza” che, attraverso undici fasi di trattamento negli impianti di potabilizzazione di Hera, a Pontelagoscuro, viene trasformata nel “prodotto finito” che esce dai nostri rubinetti. La magra prolungata del Po, allora, fino a che punto può mettere a rischio l’approvigionamento idrico del Ferrarese? Il livello del fiume ieri è sceso a -6,46 metri sotto il livello del mare ma - assicura l’ingegner Francesco Mazzini, responsabile Impianti Acquedotto di Hera - «la situazione non è di criticità, i nostri impianti sono in grado di sopperire al fabbisogno dell’area di competenza (tutti i Comuni della provincia gestiti da Hera e non dal Cadf, ndr) anche quando il livello scende a -7,5 o -7,6 metri, come era avvenuto nel 2006. E il trend non è in picchiata, difficile immaginare un ulteriore calo di un metro a metà luglio».
L’impianto di Hera “pesca” acqua per tre quarti circa dal Po e per il resto dal subalveo, ovvero dalla falda. La siccità, dunque, è un problema che riguarda le acque superficiali, quelle del Po, e per risolverlo sono state messe a punto diverse contromisure. «A Pontelagoscuro - spiega Mazzini - abbiamo una riserva di stoccaggio, acqua di accumulo che ci consentirebbe un’autonomia di tre giorni senza prelevare acqua dal Po».
L’impianto è poi fornito di un sistema di telecontrollo in grado di monitorare l’andamento del livello del fiume. Questo serve a regolare l’utilizzo delle dieci elettropompe che prelevano acqua da Po sulla base di diversi livelli. «Ci sono elettropompe che funzionano a quote più alte fino a 8 metri rispetto ai livelli attuali e altre che si accendono se il livello scende. Il tutto attraverso un sistema automatizzato “intelligente” che mette in funzione le elettropompe a seconda del livello del fiume».
Quando il gioco si fa duro, invece, entrano in azione le elettropompe sommerse, in grado di “catturare” acqua anche quando la magra raggiunge quote record. Hera ha deciso di dotarsi di questi impianti nel 2007, dopo la grande siccità del 2006 che portò il fiume a ritirarsi fino a -7,62. Le elettropompe sommerse, infatti, spiega ancora Mazzini, sono in grado di lavorare anche quando il livello scende oltre i -7,5 metri e il loro limite funzionale è fissato a -7,80.
Oltre alle acque di superficie, i “piani anti siccità” hanno coinvolto anche i pozzi di subalveo, potenziando sia quelli di Pontelagoscuro che quelli di Bondeno-Stellata fino a una capacità di prelievo di 250-260 litri di acqua al secondo, contro i 200 del 2006.
«In questo modo - continua il tecnico - i prelievi da falda attraverso i pozzi di subalveo sono stati potenziati del 20 per cento rispetto al 2006. Questo è avvenuto non solo a Pontelagoscuro, ma anche per l’impianto di Bondeno-Stellata che contribuisce per circa il 10 per cento alla rete del campo pozzi».
Là dove la natura si ritrae, dunque, non mancano i “Piani B” a cui ricorrere per sopperire al fabbisogno idrico. In ogni caso, conclude Mazzini, «oggi questi livelli non ci spaventano e i ferraresi possono essere più che tranquilli sulle garanzie del servizio idrico». Anche se resta una buona regola per i cittadini quella di evitare sprechi di acqua, una norma da seguire con rigore anche maggiore quando la pioggia tarda a tornare e si prolunga la fase di siccità.
Alessandra Mura
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