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Carife, perdita record ma crediti più "coperti"

Carife, perdita record ma crediti più "coperti"

Il bilancio al 31 marzo mostra un rosso di 376 milioni, su le sofferenze. In calo raccolta e impieghi. Capitale ridotto e azione a 27 cent, ora il Fidt

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Una distruzione di valore senza precedenti nella storia recente di Ferrara. Questo è la rappresentazione, brutale ma dettata dai numeri, di quanto emerge dal bilancio Carife al 31 marzo 2015, che si chiude con una perdita di oltre 376 milioni (480 prima delle imposte, il recupero è dovuto alla fiscalità anticipata Ires e Irap). I commissari Giovanni Capitanio e Antonio Blandini, che lo firmano dopo aver retto per buona parte di questi due anni il timone di corso Giovecca, attribuiscono il risultato al doveroso «riesame, in ottica prudenziale e prospettica, della qualità degli attivi della banca, che ha confermato il significativo deterioramento dei profili tecnici del gruppo», e rivendicano una «intensa attività di ristrutturazione, razionalizzazione e contenimento dei costi». Il risultato finale dell’operazione di ricapitalizzazione con il Fondo interbancario che è basata sui numeri di questo bilancio, e si svilupperà nell’assemblea del 30 luglio, sarà una banca nuovamente molto solida dal punto di vista patrimoniale, anche se l’operazione di rilancio industriale, a giudicare dai conti, è ancora lunga.

Il conto economico non è comparabile con l’ultimo bilancio annuale, il 2012, perché si dispiega su 27 mesi, ma le dinamiche sono comunque ben leggibili. La maxi-perdita deriva da alcune voci contabili: gli accantonamenti sui crediti, «specie i non performing», tra i quali viene menzionata quello verso la controllata Commercio e finanza per oltre 105 milioni; l’azzeramento del valore della partecipazione nei confronti della società di leasing, per 40,8 milioni; «l’integrale svalutazione» dell’avviamento iscritto a fronte dell’operazione di fusione per incorporazione di Banca Modenese, Banca Popolare di Roma, Banca di Romagna e Finproget in Carife, realizzata nel 2012, per 50,8 milioni; il lodo arbitrale su Banca di Treviso, per circa 8,3 milioni. C’è poi da considerare l’aumentato livello delle coperture, «che sull’intero portafoglio crediti è più che raddoppiato, passando da 12,95% al 25,63%. Sui soli crediti deteriorati le coperture passano dal 49,18 al 58,92%», ben oltre il dato medio di mercato che è del 44,40%. Le sofferenze crescono comunque di quasi trecento milioni, toccando quota 1.188.400.000 euro, con una copertura che passa dal 60,29 al 65,55%. Sono aumentate tutte le coperture dei crediti problematici, anche se gli indici restano significativamente al di sotto della media: il rapporto tra sofferenze e impieghi lordi, ad esempio, è salito al 30,93% (media mercato 9,98%); deteriorati/impieghi è al 38,90% (17,68% il mercato).

Le difficoltà di questi due anni nei rapporti con la clientela si riflette negli aggregati caratteristici. La raccolta diretta ammonta a 3.355 milioni, in decremento del 30,6% rispetto al 31 dicembre 2012 (-22,3% se si rende più omogeneo il dato escludendo la raccolta da Cassa di compensazione e garanzia). La raccolta da banche è «sostanzialmente azzerata». Sul fronte impieghi, quelli finanziari sono crollati a quota 183 milioni, anche perché i titoli sono meno appetibili in quanto non più finanziabili dall’Euromercato. Gli impieghi verso la clientela, al netto delle svalutazioni, si attestano a 2.857 milioni, -35,9%.Gran sforbiciata sui costi, -21,6%, tra i quali spicca il personale, ridotto da 1.227 a 919 persone (tagliate anche le busta paga).

I numeri di bilancio portano a coefficienti patrimoniali molto bassi, il Tier1 è negativo, -0,625 mentre il Total capital è sceso a 2,711%, contro un livello minimo richiesto dell’8%.

Per prima cosa, ed è questo il punto numero due dell’assemblea del 30 luglio, bisogna coprire la perdita di 376 milioni di euro: si farà «mediante integrale utilizzo delle riserve, pari a 170,3 milioni di euro ed alla riduzione del capitale da 217.213.868,76 a 11.365.841,97 euro, con riduzione del valore nominale delle azioni esistenti da 5,16 a 0,27 euro». I commissari hanno incaricato un consulente, Enrico Laghi, di stimare il valore economico della banca, per vedere se era il caso di riconoscere un sovrapprezzo al titolo: si tratta solo di una valutazione contabile, che c’entra poco con quella di mercato, il valore medio è comunque calcolato in 7,6 milioni di euro e quindi «non ricorrono le condizioni di dover applicare un eventuale sovrapprezzo sul valore di emissione delle azioni in sede di aumento di capitale sociale di Carife». Anche le azioni del Fitd, quindi, varranno 27 cent, ma i suoi 300 milioni faranno schizzare in alto gli indici patrimoniali: 16,5% il Total capital.

Stefano Ciervo

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