Mezzo miliardo svanito Colpa del ‘cattivo’ credito
I commissari imputano la maxi-perdita a revisioni e accantonamenti necessari Barioni (Fisba Cisl): coperture superiori alle media tolgono denaro all’attività
In poco più di due anni di commissariamento la Cassa di Risparmio di Ferrara ha “ingoiato” nella sua operatività corrente oltre 480 milioni di euro: è questa, infatti, la cifra reale delle perdite degli ultimi 27 mesi, prima che la manovra sulla fiscalità anticipata consentisse di scrivere nell’ultima riga di bilancio la cifra definitiva di -376 milioni. Dove sono finiti questi soldi, si chiedono in tanti in queste ore, non solo nei palazzi del potere economico? La risposta dei commissari, per quanto si può capire dalla succinta relazione al bilancio 2015, è semplice quanto inquietante: una quantità enorme di crediti erano non performing, in sostanza parzialmente non recuperabili, e quindi sono stati pesantemente svalutati. Ammontano infatti a poco meno di 100 milioni, cifra comunque significativa, le perdite derivate da fattori extra crediti, cioè l’azzeramento del valore della partecipazione in Commercio e Finanza (40,8 milioni), la svalutazione dell’avviamento per le fusioni con le altre banche del gruppo (50,8 milioni) e il lodo arbitrale per la vendita di Banca di Treviso (8,3 milioni). Il resto, appunto, è dovuto alle rettifiche di valore e agli accantonamenti sui crediti, a partire dal blocco più consistente, quello vantato nei confronti della società di leasing napoletana.
Una rivisitazione effettuata con rigore estremo, «si è resa necessaria l’adozione di specifiche policies che, in linea con la più aggiornata prassi operativa di Banca d’Italia, hanno guidato i processi di valutazione dei singoli crediti. I commissari - si legge nella relazione - hanno attribuito primaria importanza al monitoraggio dei crediti, al fine, tra l’altro, di individuare tempestivamente i segnali di deterioramento dei rapporti e di gestire nella maniera più appropriata le posizioni già scadute o incagliate. In quest’ambito si colloca l’estrema attenzione con cui sono stati esaminati e trattati fenomeni come gli sconfinamenti, i finanziamenti rateali arretrati e le revisioni scadute». Insomma, si sarebbe trattato di adeguamenti inevitabili a regole imposte da Bankitalia, la stessa peraltro che teneva in “vigilanza rafforzata” la banca prima del 2013.
Di una sorta di “eccesso di zelo” da parte dei commissari almeno per quanto riguarda le coperture dei crediti deteriorati, con particolare riferimento alle sofferenze, parla invece Marco Barioni, segretario dei bancari First Cisl: «Abbiamo avuto conferma dalla relazione di quanto si era capito da mesi, cioè della spiccata tendenza a garantire delle coperture delle sofferenze (i soldi accantonati in vista di svalutazioni dei crediti problematici, ndr) superiore alla media del mercato. Si tratta di operazioni oltremodo cautelative - dice il sindacalista - che però sottraggono denaro all’attività caratteristica della banca». Cinque punti percentuali valgono una cinquantina di milioni. (s.c.)
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