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«Danni da fauna selvatica Coldiretti ora esagera»

«Danni da fauna selvatica Coldiretti ora esagera»

Martinelli (funzionario Provincia) replica all’allarme lanciato dall’associazione «I dati reali dicono altro. Forse è un pretesto per ottenere risorse pubbliche»

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L’allarme lanciato da Coldiretti sui danni provocati all’agricoltura regionale e provinciale dalla fauna selvatica (vedi la Nuova Ferrara del 12 luglio) non è condiviso dalla ricercatrice Barbara Faccini e dal funzionario della Provincia Riccardo Martinelli, che tra i suoi incarichi ha anche quelli di accertamento danni alle colture agricole.

Per Coldiretti «non se ne può più di animali selvatici che distruggono i raccolti agricoli, sterminano gli animali degli allevamenti, provocano incidenti stradali e in alcuni casi mettono anche in pericolo la vita delle persone». A Faccini e Martinelli sembrano parole esagerate e fuori luogo: «Stiamo scadendo nel ridicolo! - sostengono - Ci siamo chiesti, restando naturalmente a Ferrara, dove sono le campagne ospitanti tanta fauna selvatica. Percorrendo a vario titolo e in molti casi per necessità legate alle nostre professioni le campagne ferraresi, non possiamo non rilevare come manchino di retroterra, di "paesaggio", di alberi e macchie di verde. Non più un fosso, un albero, solo ininterrotte campagne dedicate alle colture estensive, con l'adozione di tutte le opportunità che la maglia poderale ampia permette: drenaggi sotterranei, impianti irrigui ad ala mobile (Pivot, Ranger o rotoloni) i quali necessitano di percorsi obbligati senza ostacoli». Aggiungono poi che le poche zone verdi, non certo boschi, dovute al lungimirante intervento comunitario dell'allora legge 2078, sono state rimosse in quanto non più finanziate (unico caso in regione). «Ma - proseguono - di tutto questo non ci si cura. Improvvisamente l'unico "vero" problema del mondo agricolo ferrarese sono diventati storni, corvidi, nutrie e cormorani. Un problema rilevato e urlato a suon di cifre a cui manca qualsiasi riferimento temporale e di fonte, non scherziamo. Al contrario, quest'anno i danni dovuti alle diverse specie sono in leggero calo; basterebbe contattare l'ufficio danni della Provincia per avere un quadro esatto della nostra situazione. Si riportano continuamente statistiche della Coldiretti, ma crediamo che siano i dati reali, interpretati con finalità meno pretestuose, a poter dare un indicazione di un fenomeno che sicuramente esiste, ma che deve essere riportato alle incidenze vere della Produzione lorda vendibile provinciale e regionale».

In mancanza di questo, per Faccini e Martinelli il rischio è quello di demonizzare solo un aspetto del rapporto con il territorio, già di per sè precario; non a caso è bastato togliere il riconoscimento dei danni causati da nutrie per vedere zone intere del territorio disseminate di bocconi avvelenati (Torbiera, Pontelangorino), che colpiscono indiscriminatamente fauna selvatica e non: innocenti (cani e gatti) e “colpevoli”».

Il funzionario e la ricercatrice contestano anche l’utilità in sè dello sterminio: «È arcinoto e verificato da studi scientifici che cercare di contenere numericamente una specie col metodo dell'abbattimento non porta a nulla: gli individui superstiti si riproducono maggiormente grazie all'aumentata disponibilità di cibo e alla minore concorrenza, ripristinando in fretta la situazione iniziale. Nel caso delle nutrie poi, gli abbattimenti delle volpi e la distruzione degli habitat dei rapaci, entrambi loro efficaci predatori, non fa che remare contro al contenimento che si vorrebbe ottenere. L'agricoltura è una attività che come altre comporta dei fattori di rischio da mettere a bilancio, senza pretendere di sterminare ogni forma di vita, o di utilizzare la fauna come mero pretesto per ottenere denaro pubblico».

Margherita Goberti

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