I carabinieri tornano in via Buozzi
Goro, omicidio Branchi: nell’appartamento abitava l’uomo che disse di aver sentito voci quella notte del settembre 1988
GORO. Non è stato facile per i residenti in via Buozzi a Goro, giovedì attorno all’ora di pranzo, vedere arrivare tre auto dei carabinieri davanti ad una delle abitazioni che affacciano sulla via. In molti hanno pensato ad una tragedia, altri invece ad una svolta nella complessa vicenda dell’omicidio Branchi, considerato che ormai da tempo si parla di convocazioni di possibili testimoni e soprattutto di rilascio di impronte digitali. E in effetti gli uomini dell’arma sono arrivati sì per cercare di far luce su quello che si mostra come un vero e proprio giallo, ma di novità ce ne sono ben poche.
A quanto pare nel primo fascicolo, quello redatto ormai 27 anni fa, compare il nome di un signore residente in una casa tra le vie Buozzi e Brugnoli, indicato semplicemente come persona in qualche modo informata dei fatti, considerato che la sera prima del ritrovamento del cadavere di Willy Branchi, il ragazzo di appena 18 anni ucciso barbaramente, e quindi il 29 settembre 1988, l’uomo disse di aver sentito delle grida, delle voci proprio sotto la sua finestra. Giovedì i carabinieri sono andati sì a casa del “testimone” ma non certo per cercare lui, viso che non abita più in quella casa da tempo, casa che è stata lasciata ad alcuni parenti i quali si sono messi semplicemente a disposizione dei carabinieri consegnando del materiale. E qui le voci si rincorrono. Di cosa si tratta? E perché era ancora in quell’appartamento? Stando a voci molto vicine alla famiglia, i carabineri avrebbero portato via (e non sequestrato) fatture, documenti personali e molto generici, che in nessun modo sarebbero legati direttamente all’omicidio Branchi ma che, forse, potrebbero portare da qualche parte. Parlare di svolta nel caso è dunque eccessivo, ma piccoli passi verso la verità di stanno forse facendo.
Le auto dei carabinieri erano tre perché due sono partite, come previsto, dalla sede di Comacchio ed una era invece di servizio a Goro. È stato dunque eseguito un decreto di perquisizione (anche qui si tratta di semplice prassi, di una sorta di atto dovuto) che non prevede persone indagate.
L’uomo era (o è) un pescatore che quella sera avrebbe semplicemente sentito, nella strada deserta, delle voci rincorrersi e non è detto che le stesse appartenessero a Willy e ai suoi (o al suo) assassini considerato che non ci sarebbero testimoni oculari, o almeno ancora nessuno si sarebbe fatto avanti.
Un episodio, quello in via Buozzi, che riapre una brutta ferita mai rimarginata, la voglia di verità è sempre più forte e Goro, ancora una volta, si stringe attorno alla famiglia Branchi.
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