Rubati 2,5 chilometri di cavi elettrici
Il Comune fa la conta dei danni dopo il raid dei ladri di rame a San Carlo: sfilati i collegamenti dell’illuminazione pubblica
SAN CARLO
Con estrema audacia i ladri hanno rubato quasi due chilometri e mezzo di cavo elettrico, unipolare, smontandolo dall'impianto di illuminazione di via Martiri della Libertà nel tratto compreso tra il sottopasso della Cispadana e l'ingresso nell'abitato di San Carlo. Probabilmente tutto è successo nelle notti comprese tra sabato e lunedi scorso.
«Un componente della consulta - spiega il vicesindaco Simone Tassinari - ci ha informato che l'impianto luce non funzionava. Grande è stata la sorpresa nel scoprire che nei cunicoli interrati, che collegano quindici pali dell'illuminazione pubblica, non c'erano più i cavi di alimentazione». Il tratto preso di mira dai ladri - interessati sicuramente al rame, ma è probabile che possano risuscire a “smerciare” anche gli spezzoni di cavo - «è di circa 600 metri - ricorda il vicesindaco santagostinese e per tutta la sua lunghezza, nei cunicoli, c'erano quattro cavi per garantire la diramazione ai vari punti luce. Abbiamo già chiesto un preventivo per rimettere in funzione l'impianto di illuminazione, nato da una decina di anni, e essendo assicurati speriamo di recuperare qualche cosa sul costo che dovremo sostenere».
Via Martiri della Libertà si trova sull'ex argine della ferrovia e collega, internamente, Sant’Agostino con San Carlo. Essendo dotata di una ciclabile è molto frequentata, per passeggiate a piedi o in bici,sia di giorno che di sera. Essendo zona isolata le luci pubbliche si spengono all'1.
I ladri hanno scelto il tratto dove non c'è nessuna abitazione nelle vicinanze. E con il favore del buio hanno lavorato alacremente: da ogni pozzetto, che c'è alla base del palo della luce, hanno scollegato l'alimentazione che porta alla plafoniera poi hanno sfilato tutti i cavi interrati che collegavano i 15 punti luce. Per darsi alla fuga, con il voluminoso carico, i ladri dopo averlo caricato su un automezzo hanno attraversato un appezzamento di terreno, libero perché il grano coltivato era già stato mietuto, per arrivare sulla provinciale per Cento senza aver dovuto attraversare l'abitato di San Carlo.
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