«Manca al pronto soccorso il sollevatore per disabili»
Odissea a Cento al momento delle dimissioni di un anziano immobilizzato Il genero: riusciti a spostarlo solo grazie al personale sanitario e a due giovani
CENTO. «Il sollevatore è uno strumento indispensabile per le dimissioni dal pronto soccorso. E la sua installazione è un gesto di dignità nei confronti di tante persone in difficoltà». Brutta avventura venerdì in pronto soccorso del Santissima Annunziata per Marco Lolli. Mancando un sollevatore, il presidente della associazione carnevalesca Riscatto, è dovuto accorrere per aiutare la suocera nel passaggio dalla barella alla carrozzina del suocero infermo. Una giornata, racconta Lolli, iniziata con «un'improvvisa otturazione della sonda gastrica (Peg per la nutrizione) di mio suocero Giancarlo, malato di sclerosi multipla da 37 anni, immobile e con diversi ausili sanitari». Da qui, la necessità di chiamare il 118 e il trasporto in ambulanza al pronto soccorso dell'ospedale di Cento. Nel giro di poco, i sanitari sono riusciti a risolvere il problema e hanno dato alla suocera, il via libera per le dimissioni. Qui sono cominciati i problemi: «Era praticamente impossibile che mia suocera, una donna esile di 70 anni – riferisce Lolli - riuscisse a spostare da sola, da una barella, un uomo di 80 chili immobilizzato. Così, ha chiesto di poter attivare il servizio di trasporto a pagamento in modo che un’ambulanza potesse trasportare Giancarlo a casa. Ma nessun mezzo era libero. Le uniche due ambulanze disponibili, mi è stato riferito, erano adibite solo al ricevimento degli utenti, e non al trasporto a casa». Da qui, come racconta Lolli, la necessità di trovare altre soluzioni: «Non avendo alternative, mia suocera non ha potuto far altro che chiamarmi. Così, ho dovuto lasciare il lavoro, andare a prendere con la mia auto (adatta al trasporto), la carrozzina di casa, e andare a Cento». All'arrivo, per Lolli un'altra sorpresa: «Mi accorgo che in Ps non esiste nessuno strumento per sollevare persone in difficoltà come mio suocero. In ogni modo, tentiamo in due di alzare Giancarlo di peso e di sistemarlo, tra mille difficoltà, tubi e tubicini, nella carrozzina. Ma, durante lo spostamento, ci scivola a terra. Per fortuna, siamo riusciti a tenerlo, evitando che sbattesse». Immediata la richiesta di aiuto: «Accorrono due ragazzi pakistani che erano in sala d'attesa e il personale sanitario. Solo così siamo riusciti a mettere Giancarlo in carrozzina, poi in auto, in modo che mia suocera potesse riportarlo a casa».
Sistemato Giancarlo, Lolli decide così di chiedere un incontro con il responsabile di turno del Ps per sapere il motivo di tale mancanza: «Eppure è presente in stanze e reparti, ma al Ps – commenta il presidente del Riscatto - dove ritengo sia indispensabile per le dimissioni di persone in difficoltà, mi è stato detto che non c'è perché non è previsto nel codice di Ps. Ritengo invece che che il Ps debba essere dotato di un simile strumento. E a maggior ragione nel 2015 e per una sanità - dice Lolli mostrando lo strumento montato a casa - che sappia rispondere alle esigenze minime di persone con problemi simili a quelli di mio suocero».
Ai privati, quell’attrezzatura, rileva Lolli, «costa circa 3 mila euro. Pare inoltre, mi hanno riferito ma da verificare, che all'ospedale di Bondeno ve ne siano diversi, oggi inutilizzati. E che non mi venga detto che, per trasferirne o acquistarne uno, si attende il nuovo Ps. Il sollevatore può essere montato e smontato senza nessun problema».
Beatrice Barberini
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