Ferrara, l'intervista a Florestano: «Sparare ai profughi? Era una battuta»
Parla il dirigente di Fdi finito nella bufera per un post su Facebook: mi autosospendo da Fratelli d’Italia, il partito sui rifugiati ha una linea troppo morbida
Con il suo post su Facebook ha scatenato un vero fortunale estivo, ma il meteo questa volta non c’entra nulla. La burrasca, tutta politica, si è scaricata sulla federazione ferrarese di Fratelli d’Italia che ha accusato il colpo sferrato da un messaggio pubblicato su Facebook da un proprio iscritto e montato in breve, tra interventi e reazioni, fino al livello nazionale. L’autore della frase incendiaria è Fabrizio Florestano, 42 anni. Militanza studentesca, anni ’80-90, nel Fronte della gioventù, poi l’adesione al Msi seguita da una lunga pausa prima di rientrare sul palcoscenico della politica con la tessera di Fdi gestione Giorgia Meloni. Tifoso della Lazio con l’hobby «dell’attività sportiva e della corsa», procuratore di una compagnia di assicurazioni, Florestano è anche amico di Paolo Spath, che a Ferrara è il coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, di cui il quarantaduenne è coordinatore comunale. Candidato nelle liste Fdi alle ultime amministrative, nessuno nel partito si aspettava da lui quell’uscita sugli immigrati che ha fatto fibrillare tutti i “fratelli” politici a Ferrara e fuori: «Certo, io ne prendo 100 alla volta: tempo di sparare per farli cadere in una buca e me ne date altri 100. In una giornata ne faccio fuori quanti ne sbarcano». Subito dopo Paolo Spath gli ha chiesto le scuse «in mondovisione».
È una posizione molto netta. Spath dice che il partito non si riconosce affatto nelle sue posizioni.
«Non ci siamo proprio. Non è Fratelli d’Italia che non si riconosce più nelle mie posizioni, sono io che me ne vado. Mi autosospendo dal partito perché in questo momento non condivido più una linea diventata troppo morbida sulla questione dei profughi».
Il caso ha assunto una dimensione politica che ha varcato i confini della provincia.
«Quella non era una dichiarazione, era solo una battuta pubblicata come risposta privata su Facebook al post di un mio amico. Non immaginavo che potesse avere tutto questo risalto e che per quelle parole potessi essere sputtanato su tutti i giornali. Che ora intendo querelare per quegli articoli».
I giornali, compreso il nostro, hanno solo raccontato quello che è successo. È stato il suo stesso partito a sollevare la questione e a chiedere le sue scuse immediate.
«Diciamola tutta: qualcuno a sinistra ha deciso di strumentalizzare quel messaggio per motivi politici senza considerare che la sua parte politica fa battute pesanti piene di odio e violenza nei confronti dei militanti di destra».
Restiamo al suo partito. Spath ha convocato per domani (oggi, ndr) il direttivo di Fdi. Vuole le sue scuse, ha detto, «in mondovisione», cioè una marcia indietro completa e inequivocabile. Ha detto che non ci sono giustificazioni che tengano, solo le scuse.
«Non so nulla della convocazione del direttivo (ma Spath ieri ha dichiarato di avere inviato anche a lui l’invito per la riunione, ndr). Al momento comunque non ho intenzione di presentare scuse a nessuno. Potrei farlo, ma solo dopo che Fdi avrà chiarito bene la sua posizione sul continuo afflusso di immigrati nel nostro Paese, persone che ricevono ogni assistenza, che maneggiano smatphone e tablet mentre gli italiani perdono la casa, non arrivano a fine mese e dormono nelle auto».
Se quello che ha scritto su Facebook era solo una battuta, come dice lei, qual è la sua posizione “seria” sull’immigrazione?
«Io non sono contrario alla solidarietà a favore di persone che fuggono dai loro Paesi per gravissimi motivi, ma non riesco ad accettare che comuni cittadini che dimostrano a Roma, come è avvenuto nei giorni scorsi, vengano picchiati dalla polizia mentre stanno esercitando il diritto di dire la loro su una questione che li tocca molto da vicino. Il partito dovrebbe dire cose diverse rispetto alla linea che esprime oggi: ad esempio che in un momento di crisi come questo la precedenza sull’accesso ai servizi nel nostro Paese spetta agli italiani e essere più duro sul tema dell’accoglienza».(gi.ca.)
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