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L'APPELLO

Gli amici di Carife, «mobilitiamoci per il bene della banca»

Stefano Ciervo
Gli amici di Carife, «mobilitiamoci per il bene della banca»

Appello ai soci per essere presenti in massa all' assemblea: Cappellari: la banca ha potenzialità ma serve attenzione ai clienti

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Gli Amici di Carife, l’associazione che rappresenta 500 dei 28mila soci e obbligazionisti della banca, lancia un appello alla mobilitazione dei piccoli azionisti in vista dell’assemblea del 30 luglio. «Bisogna esserci ed essere in tanti, si cercherà di chiarire alcune questioni importanti e noi stiamo lavorando con la Fondazione per il bene della banca» ha detto il presidente dell’associazione, Marco Cappellari, sostenuto dai membri del consiglio direttivo. I toni sono soft, e può sorprendere visto che i piccoli azionisti hanno perso quasi per intero il loro patrimonio, a volte compreso il Tfr: ma gli Amici non cambiano idea, «noi “meniamo le mani” in privato, i match pubblici sulle banche hanno conseguenze».
Il passato
Cappellari ha dedicato la prima parte dell’analisi a quanto successo negli ultimi sei anni. «Prima del 2009 le azioni della banca erano un bene rifugio, ricercatissime, poi è venuta alla luce una Carife che non conoscevamo - ha sottolineato - Ci chiesero di sostenere la banca e noi lo facemmo, con l’aumento di capitale del 2011, arrivarono 5.000 nuovi soci a 21 euro. Qualcuno, in verità, si è chiesto perché il valore delle azioni ha iniziato a calare immediatamente dopo l’operazione». Saltiamo ai nostri giorni, quando si assiste «ad uno spettacolo un po’ avvilente, tutti contro tutti: ognuno dà la colpa all’altro di quanto successo». Loro, gli Amici, si limitano a giudicare il silenzio di questi mesi dei commissari tale da «creare un clima d’incertezza che non ha giovato», mentre la Fondazione «dopo il 2009 ha nominato per due volte il Cda, oggi è al 2% e dovrà ripensare le proprie strategie. Abbiamo grande stima del presidente Maiarelli». Su alcuni giornali, invece, c’è stata «spettacolarizzazione» della vicenda, «che ha aumentato i problemi: Carife non è l’unica banca in Italia ad averne».
Il presente
Le azioni valgono 27 cent, «ci aspettavamo qualcosina di più, ma anche se le avessero fissate a 4 euro non sarebbe cambiato nulla, in pratica: oggi sono invendibili» annota Cappellari. Gli Amici si consolano con il «riconoscimento da parte dei commissari del “forte ruolo e significativo radicamento della banca sul territorio”». Quanto all’azione di responsabilità dei commissari, «c’è bisogno di verità e chiarezza sul passato».
Il futuro
«Siamo noi il futuro di Carife» è lo slogan degli Amici: noi inteso come soci, clienti e anche dipendenti, «ne ho visti in lacrime per quanto successo, molti sono anche azionisti» ha annotato Cappellari. Il Fondo interbancario intende tenere Carife «il meno possibile, poi entrerà in un grande gruppo. Il vento della Bce va comunque in questa direzione, forse si sarebbe trattato di un passaggio obbligato» dice il presidente. Nel frattempo i manager del Fondo «dovranno prestare la massima attenzione ai clienti della banca: i warrant vanno bene ma alla base Carife serve molto di più. La banca dopo questa maxi-svalutazione dei crediti ha molte potenzialità che passano per il rilancio commerciale: non subito, ma nel giro di qualche anno può tornare in utile». Più in basso di 27 cent, è il ragionamento degli Amici, l’azione «non potrà andare, si può solo migliorare e i warrant devono essere negoziabili anche nell’immediato, non solo utilizzabili nel 2018 per conventirli eventualmente in azioni. Ci mettiamo a disposizione per fare i conti sulla convenienza di ogni azionista». Niente indicazioni, però, per il voto assembleare, e no alla via giudiziaria: «Non daremo indicazioni di far causa alla banca per recuperare il valore perduto delle azioni. Non è la nostra linea, anche se sappiamo di nostri associati che hanno scelto di fare azioni con Federconsumatori» conclude Cappellari.
 

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