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Una città nella città: il Grattacielo ora è più governabile

Una città nella città: il Grattacielo ora è più governabile

Sono quasi 200 gli inquilini, nei palazzoni dell stazione:  l’amministratrice Davì fa il quadro su riscaldamento, nuovi lavori (ascensori e citofoni), morosità e buona volontà

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«Si intravvede una prospettiva meno incerta del passato e si è tracciato un percorso che può far uscire il condominio più grande della città da quello stato di quasi ingovernabilità spesso lamentato da tanti inquilini virtuosi». Parla l’amministratrice del Grattacielo Tiziana Davì, anticipando i punti all’ordine del giorno dell’assemblea annuale dei proprietari (196 in tutto) in programma domani sera. Si voteranno i bilanci: rispetto al preventivo di 491.641 euro, il consuntivo 2014 si è chiuso con una minor spesa di 92.500 euro. Importante il completamento di tutte le colonne montanti del riscaldamento (86 famiglie sono già allacciate e ricevono le bollette da Hera), mentre le torri sono state dotate di una nuova condotta idrica e l’obiettivo è di andare verso una più corretta contabilizzazione autonoma dei consumi. Nel corso della riunione si discuterà della possibile sostituzioni degli ascensori, vecchi di quarant’anni, e dei citofoni. Il preventivo 2015-16 è di 400mila euro e prevede tra l’altro un programma di pulizia generale negli spazi comuni e di bonifica di piccoli abusi fatti dagli inquilini. Un nuovo regolamento, al passo con le normative di legge, sostituirà l’attuale, in vigore dal 1960.

Di situazione in lento miglioramento parla anche Gian Andrea Pagnoni, una tra le “sei-sette persone di buona volontà” che si interfacciano tra l’amministratrice e il “corpaccione” del condominio: «Ho una mailing list di una quarantina di proprietari – spiega l’uomo – e cerchiamo di coinvolgere anche i più critici e refrattari». Una storica nota dolente, anche se in calo dopo una serie di sfratti, è la morosità, che riguarda circa un’abitazione su quattro: l’anno scorso sono state una cinquantina le azioni legali nei confronti di chi non era in regola coi conti; in metà dei casi si è arrivati a pagamento o immediato o a un piano di rientro, mentre per i restanti 25 casi sono stati eseguiti decreti ingiuntivi e, per gli insolventi, dopo il precetto è stata avviata la procedura per vendita all’asta. «Purtroppo, anche se è la minoranza dei casi, ci sono ancora aste deserte – aggiunge la Davì -, nonostante prezzi molto appetibili: a Pasqua si vendeva un appartamento a 10.500 euro e non si è presentato nessuno».

Resta il problema dei subaffitti illegali, scorciatoia scelta da proprietari italianissimi; la speculazione c’è ancora: «E’ parte del cambio di mentalità che serve e per cui ci impegniamo», sostiene Pagnoni.

Fabio Terminali

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