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«Sempre al fianco di chi si impegna contro le mafie»

«Sempre al fianco di chi si impegna contro le mafie»

Sono tornati a casa gli studenti dell’Isit che in Campania hanno lavorato sui terreni sequestrati alla camorra

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CENTO. «È stata un'esperienza bellissima, quella vissuta su un bene confiscato alla camorra, dalla quale ho imparato tanto. Penso che ognuno di noi debba avere la possibilità di provarla almeno una volta nella vita».

È Serena Meta, tra i 20 studenti dell’Isit Bassi Burgatti di Cento tornati domenica dal campo di lavoro organizzato da Libera alla cooperativa Al di là dei sogni, a dire che l'avventura a Maiano di Sessa Aurunca non è finita. A spiegare perché, l'accompagnatore e insegnante Matteo Matulli: «Nonostante i ragazzi abbiano fatto ritorno, si portano dietro un’esperienza che li segnerà per il resto della vita. Hanno toccato con mano cosa significa essere attivi per il territorio, lavorare per riappropriarsi di quei diritti che qualcuno aveva trasformato in privilegi, e hanno acquisito consapevolezza di come il crimine organizzato sia oramai giunto e radicato anche nella loro terra. Già vogliono tornare l’anno prossimo in quella che, oramai, è anche casa loro». Sulle terre confiscate alla mafia, giornate intense fatte di lavoro e incontri con chi ha deciso di resistere alla criminalità organizzata, per ristabilire la legalità: «Incontri che toccano nel profondo, che smuovono la coscienza singola e collettiva, che danno speranza e si spingono oltre». I ragazzi hanno così potuto confrontarsi con imprenditori che hanno denunciato i loro estorsori, amministratori che stanno riportando la legalità nei comuni, persone che stanno riorganizzando i territori in cui vivono ed i loro abitanti, sottraendoli quotidianamente all’azione della malavita organizzata, creando luoghi di aggregazione e di crescita laddove vi era morte, separazione e degrado. «Si scopre così che la camorra sta perdendo potere, che Scampia è stata quasi totalmente liberata, che è possibile, per la società civile, riappropriarsi di ciò che le era stato tolto. È difficile comprendere come sia possibile che dei ragazzi tra i sedici e i diciotto anni – proprio quei giovani che molti dicono non avere più ideali e senso civico – decidano di passare anche solo una settimana della loro estate a lavorare nei terreni e nei locali di una cooperativa agricola e sociale a 600 km da casa, in quel Sud conosciuto soltanto per le sue disgrazie, strappando erbacce, cogliendo frutta, cucinando per cento persone, preparando marmellate e pulendo bagni. Una cosa è certa: la parola che più spesso è stata pronunciata durante il campo è stata “grazie”». Dai timori iniziali, alla scoperta di un sud Italia molto diverso: «In questa terra - racconta Serena Meta, studentessa dell'Isit - ho trovato persone splendide come Simmaco, Paola e i soci della cooperativa, che, in questa settimana, mi hanno fatto riflettere e crescere. Ringrazio tutti coloro che si sono confrontati con noi, e raccontato le proprie testimonianze. Mi hanno trasmesso due valori molto importanti: il coraggio e la forza di continuare a lottare per degli ideali. Ammiro moltissimo chi rischia la propria vita tutti i giorni. Voglio dire loro che io ci sono, anche se siamo lontani fisicamente».

Beatrice Barberini

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