Ferrara, la protesta dell'utenza: impossibile trovare un’ambulanza
Il racconto di un testimone: anziana non autosufficiente costretta a tornare casa con un’utilitaria senza condizionatore in una giornata torrida
FERRARA. Alberto Alberti è il presidente dell'Associazione esposti amianto e altri cancerogeni (Aeac) e da anni svolge una meritoria attività di denuncia e informazione su un tema spinoso e sempre più spesso al centro di annosi e combattuti processi. Ma questa volta, pur rimanendo nell'ambito sanitario, ha deciso di far sentite la sua voce su un'altra questione già sollevata dall'utenza dell'ospedale San'Anna e rimasta - a quanto pare - irrisolta: il servizio di accompagnamento degli infermi al domicilio dopo le dimissioni dall'ospedale Sant'Anna.
Si tratta di un problema di cui la 'Nuova Ferrara' si è già interessata pubblicando lettere e articoli. Una questione che non è di stretta competenza delle aziende sanitarie perchè il paziente non si trova più all'interno dell'ospedale, ma che richiede uno sforzo organizzativo che si estende a un ambito misto, socio-sanitario.
Alberti intanto aggiunge un nuovo caso a quelli già portati a conoscenza dei lettori.
«Sabato pomeriggio mi trovavo al pronto soccorso dell'ospedale di Cona - racconta - e ho assistito a una scena a dir poco raccapricciante e intollerante per me che opero nel sociale. Alle 17.30 viene dimessa una signora anziana non autosufficiente. Temperatura esterna intorno ai 38 gradi centigradi».
Come da prassi, «gli infermieri, gentilmente, forniscono un elenco di compagnie di ambulanze presenti sul territorio ferrarese completo di telefoni fissi e cellulari ai quali i familiari di questa signora cominciano a telefonare - spiega Alberti - Sono state contattate undici compagnie: alcuni numeri di cellulare sono risultati inesistenti, una compagnia in questo periodo chiude il venerdì pomeriggio, due compagnie hanno risposto dicendo che non avevano macchine nè equipaggi da far intervenire mentre le altre compagnie avevano i telefoni muti».
Un film già visto: il servizio viene corrisposto da personale e associazioni di volontariato che applicano tariffe e orari non omogenei e non sempre hanno a disposizione gli addetti per garantire tutti i servizi richiesti (in genere riaccompagnare il paziente non in grado di gestirsi autonomamente al proprio domicilio). «Garantisco - precisa Alberti - che sono state contattate le compagnie di Comacchio, Migliarino, Argenta, Portomaggiore, Santa Maria Maddalena, tutto il possibile per trovarne una disponibile a quell'ora è stato fatto. Le figlie della signora pur di ottenere un trasporto specializzato per la madre, avrebbero pagato qualsiasi somma anche contrattata sul momento (preciso che a fianco del numero telefonico, sul foglio, c'era il costo fisso più costo chilometrico del trasporto)».
Passano un paio d'ore «e alle 19.30 dopo una serie di telefonate a vuoto i parenti hanno caricato la poveretta su una piccola utilitaria senza aria condizionata e sono partiti per la loro destinazione. Non sono al corrente di come sia finita».
Alberti chiede «risposte in merito dalle associazioni che gestiscono queste compagnie sul perché succede tutto questo. Mi chiedo cosa significa volontariato". E osserva: «Una città come Ferrara con un ospedale decentrato di tredici chilometri dalla città deve garantire il trasporto delle persone dimesse dal pronto soccorso sulle 24 ore , prefestivi e festivi compresi. Contiamo sui vertici dell'Asl e dell'ospedale Sant'Anna di nuova nomina per la soluzione di questo grosso e grave problema. Per risolverlo sono convinto che basti un briciolo di umanità ed altrettanta buona volontà».
Gioele Caccia
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