Stalker dell’hotel arrestato e liberato
L’accusa: danneggiamenti e sabotaggi per far chiudere l’albergo-bar Torre della Vittoria. Ma il giudice boccia i domiciliari
«Mi hanno messo in galera per un cerotto nero su una porta, ma quella porta, l’ho detto al giudice, è rimasta sempre aperta per 13 anni, prima che venisse aperta l’attività, più di 1 anno fa, di quel bar nel condominio dove abito, e lì non può starci». Mai si è visto nella storia giudiziaria italiana persona agli arresti domiciliari così libera, sia fisicamente che di parlare: Fernando Galletti, 75enne, professionista in pensione, arrestato per stalking due giorni fa, ieri era in tribunale, libero e da solo, aspettando la decisione del giudice Monica Bighetti. Giudice che poi ha deciso, nel tardo pomeriggio, che il suo arresto per stalking condominiale (ma in realtà solo contro l’Hotel-bar Torre della Vittoria) andava sì convalidato, ma lui andava liberato, imponendogli solo l’obbligo di firma, due volte al giorno in questura. Le prove a suo carico, non sono bastate per una misura grave cautelare come gli arresti: era accusato di manomissioni alla porta del 4° piano, al portone di ingresso al piano terra, di aver scritto negli ascensori frasi offensive (attenzione qui c’è gente non affidadabile, c’è uno stalker). Fatti gravi, come altri accaduti in tutti questi mesi nel condominio, mai attributi a nessuno e dunque inesistenti. E dunque, il giudice lo ha liberato. Dalla galera che, come racconta Galletti, è durata un paio di giorni in casa sua («mi sono sentito come un delinquente che non sono»), nel condominio di Corso Porta Reno 17, stesso palazzo in cui ha gli uffici di redazione e direzione il nostro giornale. Galletti era stato arrestato per azioni di sabotaggio, spiegano titolari e inquirenti, contro l’attività dell’Hotel Torre della Vittoria, ubicato al terzo piano del palazzo, mentre al quarto piano vi sono appartamenti privati, uno di questi del signor Galletti. Dopo la denuncia presentata dalla titolare del bar e dai suoi legali (Paolo Scaglianti e Stefania Gradara ), la polizia ha attivato indagini e piazzato telecamere in tutti i punti in cui si sospettavano le manomissioni: così si è provato che l’anziano ha messo fuori uso le fotocellule della porta scorrevole del 4° piano con il «cerotto» (nastro e smalto neri, in casa sua nella perquisizione): portone dove vi è ingresso per entrare nel corridoio che porta al suo appartamento.Avrebbe fatto tutto questo perché la porta non fosse più funzionante, in modo che la titolare dell’hotel non avesse più i requisiti di sorvegliabilità, necessari dalla legge quando esercizi pubblici sono vicini ad abitazioni private, costringendola così a chiudere. Circostanza fondamentale, perchè questa porta che deve restare sempre chiusa (cui si accede tramite codici) per impedire che clienti del bar o dell’hotel possano invadere zona private, veniva sabotata da Galletti. E Galletti, a sua volta - spiegavano ieri i diretti interessati, la titolare dell’hotel-bar Grazia Bego e il geometra Giorgio Soffritti che la aiuta nella gestione - ogni volta che sabotava la porta chiamava i vigili del fuoco o la polizia municipale per registrare che era aperta e non chiusa, e dunque sancire la mancanza di sorvegliabilità. Ecco dunque il movente, possibile. Messo in atto con altre azioni sul portone al piano terra o strappando i manifesti che pubblicizzano l’attività del bar. Un’azione di stalking non condominiale, però ma solo contro l’attività del bar-hotel, la cui titolare spiegava ieri, provata psicologicamente da questa situazione, che «finalmente la giustizia si è mossa, abbiamo chiesto e ottenuto l’intervento della polizia». Per paradosso, però, tutto sembra esser stato vanificato. Come si chiede il suo legale, Ugo Ferroni, vista la decisione del giudice: «Tanto rumore per nulla?»
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