«Tre ore ad aspettare l’ambulanza»
Paziente dimesso dal S. Anna chiede il mezzo alle 5 ma arriva alle 8
Quando ha letto il racconto di Alberto Alberti, pubblicato ieri dalla Nuova Ferrara, ha pensato: «Allora non è capitato solo a me». Così ha alzato la cornetta e chiamato il giornale esporre un’altra storia che conferma il funzionamento non proprio esemplare del servizio che dovrebbe provvedere a riaccompagnare al domicilio i pazienti non autosufficienti o con difficoltà motorie dimessi dall’ospedale Sant’Anna. Il fatto, spiega la lettrice, risale a sabato scorso. Il padre, che ha 86 anni ed è un malato oncologico, è caduto e si è rotto una costola. È stato quindi accompagnato all’ospedale, dove è giunto nella notte, e dove è stato visitato e assistito. Al momento delle dimissioni - erano le 5 del mattino - la situazione ha iniziato a riservare al paziente e alla figlia, che abitano a Ferrara, una brutta sorpresa dopo l’altra. Dopo essersi rivolti al pronto soccorso per avere informazioni sul servizio di trasporto «abbiamo ricevuto un elenco con alcune associazioni che forniscono la prestazione. La nostra richiesta è arrivata nella notte tra sabato e domenica, quando questo servizio è particolarmente scoperto - ha osservato la lettrice - così abbiamo notato che la maggior parte delle associazioni aveva concluso il suo impegno settimanale al venerdì. Poi c’era il numero che risultava inesistente e anche chi ci ha trattato con un atteggiamento che definirei molto sgarbato. Abbiamo chiesto il trasporto alle 5 e ci hanno detto che non ce lo facevano prima delle 8. Inutile insistere, così è andata a finire. Ma il servizio non dovrebbe essere garantito 24 ore sui 24? E perché il più grande ospedale della provincia non ha un servizio di trasporto a domicilio decoroso per i pazienti infermi?».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
