La Nuova Ferrara

Ferrara

LA DOMENICA

Elhadji, morto in piscina (non nel mare)

Stefano Scansani
Elhadji, morto in piscina (non nel mare)

L'editoriale del direttore Stefano Scansani

4 MINUTI DI LETTURA





Barbari deriva dal greco barbaros e poi dal latino barbarus. Vuol dire balbuzienti. Che stentano ad essere comprensibili. Da cui barbiarie, barbarizzare, imbarbarire.

A sentir loro Sene Elhadji non doveva morire in una piscina. Ma in mare. Il decesso per annegamento è quello che più si addice ai profughi, ai migranti, ai clandestini, agli ambulanti, ai neri e altri colorati. Insomma a quegli stranieri che loro definiscono insopportabile intruglio, intrusi, invasori. Loro sono quelli che - più che altro sui social - bombardano di commenti barbarici, idioti, mortali ogni avvenimento che ha per protagonisti gli abusivi d’ogni specie e geografia.

Ma la fine di Sene Elhadji ha sparigliato la facile reazione dei commentatori. Il ragazzo senegalese è infatti morto nella piscina di un residence del Lido di Spina nella notte di giovedì scorso. Non si è tuffato clandestinamente violando un’altrui proprietà. Il trentaduenne viveva in quel residence e pagava l’affitto insieme ad altri suoi connazionali. In sua compagnia, e poi a tentare di salvarlo, non c’era una tribù africana, ma amici italiani, ferraresi.

Ingrid Massarenti venerdì su Facebook ha così commentato la notizia della Nuova: “Io lo conoscevo e posso garantire che, umanamente parlando, era molto meglio di tanti parassiti italiani che rubano nel loro stesso Stato! Bianco... giallo... nero... poco importa! Le brave e le cattive persone non hanno un colore predefinito!”.

Lascio perdere la costellazione di appunti che hanno tirato in ballo appunto il mare e la vasca da bagno di casa propria. Traggo a riva, invece, il commento di Stefano Solaroli: “Aveva un appartamento nel condominio il signore? Commerciante ambulante senegalese? Meglio noti come vucumpra'... che strano giornale, a volte sarebbe meglio dare informazioni più dettagliate per evitare facili e magari sbagliate conclusioni!”.

E’ vero, il nostro è uno strano giornale: come al solito ha narrato tutto, e c’è chi non legge. Legge sempre meno. Non vuole leggere. Ma più strana è la presunzione del signor Solaroli di voler tirare conclusioni su un decesso a seconda dei dettagli, del contratto d’affitto, dell’attività abusiva, dei motivi e delle condizioni per cui l’africano si trovava in Italia.

Quella di Sene Elhadji dovrebbe essere dunque una morte d’altra razza. Credo e spero che tanta disumanità sia colpa dell’ebrezza dello strumento elettronico. Altri uomini, bianchi, italiani, ferraresi si stanno dando da fare, raccogliendo denaro, affinché le spoglie dell’ambulante non in regola possano rientrare in Senegal, e là riposare.

Quasi nello stesso tempo e a poca distanza è capitato un altro fatto, direi di natura opposta, che è bene confrontare col primo. Al mercato di Porto Garibaldi, giovedì mattina, durante un controllo un venditore abusivo ha reagito ferendo un finanziere. Lo ha abbattuto con una testata. Inaccettabile, grave, da condannare. Prima di essere portato via ha rischiato di venire linciato dalla gente. Fatale e puntuale il grappolo dei commenti sui Facebook. Ne prendo quattro.

Daniele Bonazza scrive: “Vendeva merce contraffatta fabbricata a Napoli. Quindi made in Italy fabbricata da italiani”. Lucio Penno decreta: “Se sono italiani mandiamoli a quel paese, un'isola apposta per loro...”. Nicola Ferracini proclama: “Non mi frega nulla se la merce viene da Napoli o Bogotà, dovevano prenderlo riempirlo di botte e arrestarlo, basta con sto buonismo finto del cavolo che ci sta rovinando”. Davide Fantinuoli sentenzia: “Ma sparargli nella testa no!”.

Capito? I sentimenti bradi del razzismo e del buonismo pascolano nello stesso territorio, urtandosi e sbranandosi. E producendo nulla. Semmai eccitando davanti al pc (che performance!) chi la spara più grossa. La linea etica che dovrebbe avere rilievo nel giudicare la morte in piscina dell’ambulante abusivo e nel giudicare la reazione violenta dell’ambulante abusivo, è la ragione. Quella che di solito marcava una linea precisa tra una disgrazia (un uomo morto) e un reato (resistenza e lesioni a pubblico ufficiale).

Se poi gli ambulanti clandestini o i profughi sono troppi, la responsabilità è della politica che balbetta sempre e comunque “accogliamoli tutti” e non sa far rispettare le “piccole eguaglianze” (commercianti in regola e no, nel caso). Se al balbettìo della politica si somma la balbuzie dei commenti in rete il niente deleterio diventa un’istituzione. Da cui barbarie, barbarizzare, imbarbarire. Provo a scrivere una cosa giusta, normale: da Ferrara, dal nostro mare, sincere condoglianze famiglia di Sene Elhadji.

 s.scansani@lanuovaferara.it

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google