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Scienziato “ripudiato” a Ferrara: «È andata così»

di Alessandra Mura
Tim Hunt
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Tim Hunt

L’organizzatore Capitani: disdetta decisa a fine giugno quando il caso del professor Hunt non si era ancora sgonfiato

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FERRARA. Parte l’invito: e poche settimane dopo scoppia la bufera. Parte la disdetta: e poche settimane dopo il caso si ridimensiona. In mezzo, un premio Nobel diventato improvvisamente “ingombrante” e un Congresso di medicina strappato dal terreno rassicurante della scienza e scagliato in quello ondivago e pieno di insidie del “politically correct”.

Il premio Nobel Tim Hunt, travolto dalle accuse di sessismo e maschilismo per le frasi sulle donne scienziato, dunque, a settembre non sarà a Ferrara per il 69º Congresso della Società Italiana di Istologia e Anatomia (Siai).

Ma il “gran rifiuto” ha rischiato - complice anche una tempistica a dir poco infelice - di diventare a sua volta un caso mediatico e innescare polemiche parallele. A fare chiarezza interviene il presidente del Comitato organizzatore della Siai, il professor Silvano Capitani, ordinario di Anatomia Umana dell’Università di Ferrara.

A quando risale l’invito al professor Hunt per il congresso in programma a Ferrara dal 17 al 19 settembre?

«Attorno a maggio, alcune settimane prima che scoppiasse il caso. La decisione di chiamarlo a partecipare era stata dettata dal suo indubbio prestigio scientifico internazionale».

A inizio giugno la battuta incriminata al convegno di Seul che, ripresa da twitter, provoca sdegno generale e induce importanti istituzioni scientifiche a scaricare Hunt. Perché solo ora la reazione ferrarese?

«In realtà la decisione di revocare l’invito risale a fine giugno, quando la polemica era ancora fortissima e il caso non si era ancora sgonfiato, come invece appare ora. Tre settimane fa, quando si era ancora nell’occhio del ciclone, è stata una decisione obbligata».

Secondo il Times ci sarebbero state pressioni da parte di gruppi femministi locali.

«Non è vero. Ribadisco: quando ho spedito la mail di disdetta c’era ancora un forte sentimento di diffidenza e un’opinione negativa sulle frasi pronunciate da Hunt. Si trattava di tutelare noi e di tutelare lui evitando situazioni potenzialmente pericolose. Poi con il passare del tempo è venuta fuori un’altra verità e il caso si è smorzato»

Ora che, come dice lei, la vicenda si è ridimensionata, ritirerebbe lo stesso l’invito?

«Ci sarebbe da riflettere. Vorrei che fosse chiara una cosa: su di me ricade la responsabilità del congresso, perché si svolga nel modo più sereno possibile. Se oggi lo rifarei? Forse ci penserei un po’ di più ma non credo che cambierei idea. E non perché pensi che il professor Hunt sia un “porco sessista”, come è stato definito, ma per non turbare l’andamento del congresso. Come scienziato Hunt merita tanto di cappello, e come uomo è stato triturato ingiustamente dai media».

È vero che un componente del consiglio direttivo era contrario a lasciare Hunt a casa?

«La questione è stata discussa in consiglio direttivo, ma la responsabilità della decisione è mia e solo mia. Così come vorrei che fosse chiaro che l’Università di Ferrara è del tutto estranea alla vicenda. Il congresso viene organizzato annualmente dalla Società Italiana di Istologia e Anatomia, e questa edizione si terrà a Ferrara. Ma l’Ateneo non è coinvolto».

Come ha reagito il professor Hunt alla sua mail di disdetta?

«Mi ha inviato una risposta piena di rammarico. Peccato che poco dopo la mia lettera è finita nelle mani dei giornalisti del Times».

Una curiosità. Non ha potuto non saltare agli occhi che il presidente della Siai è il prof Eugenio Gaudio, il rettore della Sapienza di Roma a sua volta criticato aspramente per aver fatto parte della giuria alle selezioni del concorso di bellezza “Miss Università”. Il professor Gaudio sarà a Ferrara?

«Sinceramente non ho notizie su una sua partecipazione».

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