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Ferrara, l’atrio del Duomo usato come latrina

Ferrara, l’atrio del Duomo usato come latrina

Nel suo saluto estivo il vescovo aveva parlato di “profanazioni”. Qualcuno ha defecato dietro la porta d’ingresso

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FERRARA. Umana, troppo umana l’offesa al Duomo denunciata dal vescovo nel suo messaggio di saluti e auguri in vista delle vacanze estive. Nei giorni scorsi infatti qualcuno ha pensato bene di profanare la Cattedrale usando l’atrio come latrina con conseguente “lascito” di escrementi.

Non era sfuggita infatti l’amarezza con cui monsignor Luigi Negri aveva accompagnato il suo saluto: accanto all’auspicio di vivere questo periodo di distensione cristianamente riscoprendo i valori della fratellanza e del reciproco rispetto; accanto a un nuovo rimbrotto alla movida in piazza («esprimo il mio profondo disagio perché non sono state minimamente accolte le mie preoccupazioni educative sulla realtà dei nostri giovani e sul loro modo di divertirsi che compromette la salute quando non la stessa esistenza»); e accanto, infine, alla contrarietà per invito disdetto al premio Nobel Tim Hunt, il vescovo aveva pronunciato parole di profondo dispiacere per l’atto di inciviltà compiuto ai danni dell’edificio sacro.

Nel suo messaggio monsignor Negri si era limitato ad accennare a «gesti di profanazione» da parte di persone che non avevano esitato a «sporcare alcuni ambienti della Cattedrale»

È don Ivano Casaroli, responsabile del Duomo, a spiegare in che cosa era consistita quell’azione sacrilega. «Nei giorni scorsi, proprio dietro la porta dell’ingresso di destra, qualcuno ha pensato di profanare questo luogo sacro in modo davvero condannabile. Io l’ho saputo solo questa mattina (ieri ndr) e trovo che sia stato un gesto inqualificabile. Non ricordo altri episodi di questo genere, anche se c’è chi sostiene che qualcosa di simile si verificò quando era arcivescovo monsignor Rabitti. Sospetti? Non ne abbiamo».

Non si sa dunque chi abbia potuto “concimare” in modo tanto irrispettoso l’atrio della Cattedrale. «Ci auguriamo tutti - conclude un po’ sconsolato don Ivano Casaroli - che rimanga un fatto isolato e che episodi simili non avvengano più a profanare la sacralità del Duomo di Ferrara».(m.g.)

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