«Colpa di Provincia e Comune di Mesola»
Si riapre il caso: famiglia Carli e legali citano in tribunale i due enti. «L’auto viaggiava ai 30 orari, riapriremo il processo»
MASSENZATICA. Si riapre il caso del Ponte della morte, la tragedia di Massesenzatica del marzo 2014, quando 4 ragazzi morirono annegati nelle acque del Canal Bianco dopo aver sfondato con la loro auto il parapetto del Ponte Trapella. A riaprirlo, dopo che procura e giudice lo avevano chiuso archiviando le accuse contro sei indagati (gli ex ammistratori e tecnici di Provincia di Ferrara e Comune di Mesola), è la famiglia di una delle 4 vittime della tragedia, quella di Matteo Carli, il 29 enne che era alla guida della Bmw finita nel canale in cui morirono lui e gli altri tre amici: i legali della famiglia , infatti - hanno reso noto ieri in una conferenza stampa - depositeranno una citazione per danni al tribunale civile di Ferrara contro la Provincia di Ferrara e il Comune di Mesola. Il motivo è dovuto all’inerzia con cui gli enti pubblici non hanno mai fatto manutenzione, dal 2005 al 2014, al parapetto del ponte sfondato dall’auto. Gli avvocati Carlo Costantino e Giacomo Forlani, a nome della famiglia Carli, hanno riletto le carte del procedimento penale archiviato sulla base della perizia del giudice che ha stabilito che l'auto era troppo veloce (non meno di 75 km/h), ed un parapetto a norma e più sicuro non avrebbe evitato la fuoriuscita. Poi, partendo dalla stesse conclusioni dell’inchiesta penale (e del perito del giudice, l’ingegner Alberto Vallini) hanno dato incarico ad un nuovo loro consulente, l’ingegner Francesco Rendine, arrivando a sostenere che l’auto viaggiava ai 30 km orari, la metà della velocità calcolata dal perito del giudice (tra i 68 e i 75 orari) che ha poi accolto l’archiviazione presentata dalla procura. «La famiglia e noi - hanno spiegato i legali - non vogliamo nessun procedimento punitivo, chiediamo solo venga fatta giustizia perchè a nostro avviso non è possibile morire in questo modo senza che nessuno ne abbia colpa». La colpa di Provincia di Ferrara e Comune di Mesola che ancora oggi si rimpallano la responsabilità della proprietà sul ponte e sul parapetto dura da oltre 9 anni: «Non si può accettare che questa tragedia non sia colpa di nessuno - ribadiscono - l’inchiesta penale non ha accertato i fatti, intendiamo farlo con il procedimento civile», spiegano i legali, che debbono notificare la loro citazione del procedimento che potrebbe essere fissato prima di Natale. «A nostro avviso con i calcoli del nostro perito, chi guidava - Matteo - non aveva avuto una guida veloce nè spericolata, quel parapetto avrebbe potuto e dovuto resistere ad una velocità bassa come quella da noi ipotizzata. A nostro avviso vi sono gli estremi per attivare la causa poichè al di là della negligente custodia del bene vi è una responsabilità da fatto illecito, in quanto dal 2005 al 2014 sia Comune che Provincia si palleggiarono la responsabilità per intervenire contro il degrado di quel ponte, più volte segnalato dai loro stessi atti».
I nuovi calcoli del perito della famiglia tengono conto di nuove valutazioni sulle fotografie (su cui lo stesso perito del giudice ha lavorato), concludendo che la distanza dal punto di impatto contro il parapetto e quello dove venne recuperata l’auto nel canale è da ricalcolare, arrivando ad una distanza inferiore a quella indicata finora (anche per la corrente dell’acqua). Per tutto questo, dai calcoli eseguiti l’auto viaggiava ai 30 km orari, la metà di quella indicata dal perito del giudice. Sulla base di questi nuovi dati potrebbero chiedere una riapertura dell’inchiesta dopo l’archiviazione. «Con quella bassa velocità - spiega Maria Luisa Fioravanti, la mamma di Matteo Carli presente alla conferenza stampa - se ci fosse stato un altro parapetto Matteo e i suoi amici si sarebbero salvati».
Daniele Predieri
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