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stop liste d’attesa

Esami nel week end e puniti gli utenti indisciplinati

Dieci milioni di euro per reclutare professionisti e infermieri nei settori più critici e, dove questo non sarà sufficiente, a settembre scatteranno le aperture anche nei giorni di sabato e domenica....

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Dieci milioni di euro per reclutare professionisti e infermieri nei settori più critici e, dove questo non sarà sufficiente, a settembre scatteranno le aperture anche nei giorni di sabato e domenica. Così la Regione, hanno spiegato ieri il presidente Bonaccini e l’assessore alla sanità Venturi, prova ad affrontare l'annosa problematica delle liste d'attesa nella sanità, ma lo fa anche mettendo in riga aziende sanitarie e cittadini. Alle prime nominando per ciascuna un responsabile unico dei tempi d'attesa e delle agende, che per il 50% verrà retribuito se raggiunge i risultati attesi e che, se si sforano i tempi di attesa massimi, dovrà bloccare l'attività in libera professione interna a favore di quella del servizio sanitario nazionale.

Ai cittadini stabilendo che chi prenota una prestazione e non la disdice in tempo utile (attualmente lo fanno tra il 15 e il 25% a seconda dell'esame) debba pagare il ticket. Sono queste le principali misure del piano con cui si punta a ridurre i tempi d'attesa, entro il 31 dicembre, dai 30 ai 60 giorni per il 90% delle prestazioni (30 giorni per le prime visite e 60 per le prestazioni strumentali). A giorni, poi, la Regione firmerà due accordi con i privati accreditati per chiedere loro di svolgere un maggior numero di prestazioni a prezzi calmierati, con l'obiettivo di ridurre il fenomeno della «migrazione» in altre regioni, Veneto in primis, e di riportare a casa i 6-7 milioni di euro che gli emiliano-romagnoli pagano ogni anno per effettuare più rapidamente alcuni esami, per lo più tac e risonanza magnetiche.

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