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Paul Finch, teologo innamorato dell’Italia

Paul Finch, teologo innamorato dell’Italia

Da 6 anni era alla guida della comunità evangelica a Ferrara. «Un uomo dolce, un grande ascoltatore»

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Era innamorato dell’Italia e della sua cultura, Paul Finch: nel nostro Paese era arrivato quarant’anni fa dopo gli studi teologici negli Stati Uniti, a Denver nel Colorado. A Firenze si era poi laureato in Filosofia con Eugenio Garin, discutendo una tesi su Hegel, poi era stato pastore evangelico per dieci anni a Padova, altrettanti a Vicenza e dal 2009 a Ferrara, dove viveva in via Ariosto 46 insieme alla moglie.

Casa sua, del resto, era anche punto di riferimento della comunità evangelica cittadina, luogo di ritrovo per gli incontri di studio e preghiera che si tengono ogni giovedì sera, mentre la domenica mattina, al centro sociale di via Del Melo, è dedicata al culto.

Finch era arrivato a Ferrara nel 2008, un anno prima di succedere a Leonardo De Chirico - destinato a Roma - alla guida della chiesa evangelica: «Era una persona molto dolce e sensibile, con una grande capacità di empatia - lo ricorda De Chirico - Aveva il dono di saper avvicinare le persone, di capire i loro sentimenti. È una grandissima perdita, non solo per le sue notevoli doti umane, ma anche perché aveva una solida cultura e preparazione, che lo rendevano una persona di grande qualità. Lo incontravo spesso in occasione dei miei ritorni a Ferrara, l’ultima volta è stata non più di una settimana fa. Un paio di anni orsono aveva attraversato un momento difficile, ma sembrava superato. E durante il nostro ultimo incontro nulla lasciava presagire un malessere così profondo. Anzi, era appena rientrato da una vacanza in Inghilterra dove, mi aveva raccontato, era stato bene, e ora si preparava a riprendere le sue varie attività a settembre».

Un «ascoltatore», così lo definisce il professor Piero Stefani, docente di Storia delle Religioni, che con Finch aveva condiviso incontri e iniziative culturali. Una capacità che lo aveva reso un vero punto di riferimento per la comunità - circa una ventina di persone - che partecipava agli incontri nella sua casa di via Ariosto.

A Ferrara Finch era arrivato dopo un lungo percorso di studio e formazione che lo aveva spinto ancora giovanissimo a lasciare Londra, dove era nato nel 1943. «Amava molto Ferrara - aggiunge De Chirico, aveva un grande entusiasmo per la sua storia e la sua ricchezza culturale». Un amore ricambiato: Finch aveva saputo conquistare in breve tempo stima e fiducia, e la sua capacità di farsi apprezzare e voler bene ha amplificato lo sgomento per il suo tragico gesto. Oltre alla moglie, lascia due figlie e quattro nipoti.(a.m.)

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