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«Iniezione letale», caposala di Copparo accusata di omicidio

«Iniezione letale», caposala di Copparo accusata di omicidio

È questo l’addebito nell’avviso di conclusione indagine. A morire all’ospedale di Lugo fu una paziente di 78 anni

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COPPARO

Omicidio volontario per non avere adottato tutte le necessarie misure che avrebbero potuto impedire l'uccisione, con un’iniezione letale di potassio, di una paziente 78enne. È questa l'accusa nell'avviso di conclusione indagine che è stato notificato nei giorni scorsi all'allora direttore e caposala del reparto di Medicina Interna dell'ospedale Umberto I di Lugo, nel Ravennate. Erano indagati da aprile nell'ambito delle indagini che vedono come principale accusata l'ex infermiera Daniela Poggiali.

Il primario, 66 anni originario di Palermo ma residente a Bologna, difeso dagli avvocati bolognesi Guido Magnisi e Roberto D'Errico. La caposala, 60enne di Copparo ma residente a Fusignano, nel Ravennate, da poco in pensione, difesa dagli avvocati ravennati Manuela Liverani e Paola Brighi.

Il procedimento rappresenta una costola investigativa del fascicolo che, dal 16 ottobre prossimo, sulla base delle verifiche dei carabinieri del nucleo Investigativo, vedrà alla sbarra in Corte d'Assise a Ravenna la 43enne ex infermiera dell' Umberto I in relazione alla morte avvenuta l'8 aprile 2014 di Rosa Calderoni, 78 anni di Russi, sempre nel Ravennate. Rispetto all'avviso di garanzia notificato ai due a fine aprile scorso, in quello di conclusione indagine sono state meglio specificate le condotte dei singoli in ragione delle quali i pm titolari, Alessandro Mancini e Angela Scorza, hanno contestato l'omicidio volontario sulla base dell'articolo 40 del codice penale. Ovvero «non impedire un evento che si ha l'obbligo di impedire, equivale a cagionarlo».

Le difese hanno precisato che si riservano di presentare proprie consulenze o richieste d'integrazione d'indagine.

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