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Province, ok dalla Regione

Anticipata la ricollocazione dei dipendenti. Le opposizioni: «Caos e fretta»

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Entro la fine del 2015, anticipando di un anno i tempi previsti dalla “circolare Madia” (1/2015), la Regione Emilia Romagna si impegna a garantire una collocazione certa al personale interessato (circa la metà delle 3966 persone attualmente impiegate nelle amministrazioni provinciali).

L’Assemblea legislativa regionale ha infatti approvato ieri la legge di riordino istituzionale dell’Emilia-Romagna che tocca, tra gli altri punti, anche la destinazione del personale delle Province riformate e delle Città Metropolitane.

In tutta la Regione quasi 2000 dipendenti resteranno alle Province per svolgere le funzioni fondamentali indicate dalla legge 56/2014 (cosiddetta “legge Delrio”), come ad esempio la pianificazione dei servizi di trasporto di ambito provinciale e gli interventi per l’edilizia scolastica. A Ferrara la ricollocazione riguarda 410 persone: 192 resteranno nella nuova Provincia nell’ambito delle funzioni indicate appunto dalla legge Delrio, 132 i trasferiti alla Regione; altri 58 addetti dei Centri per l’impiego resteranno in Provincia in attesa della definizione di norme statali in materia, così come 17 operatori della Polizia provinciale; circa 40 cesseranno il servizio entro il 2016 per pensionamento e nel frattempo rimarranno in Provincia; 11 dipendenti sono stati invece già assegnati a funzioni non fondamentali e saranno ricollocati in Regione o in enti locali.

«Una riforma pasticciata, piena di lacune e punti controversi, con una sottrazione di poteri ai territori, delegati alle Agenzie», insorge il Gruppo Lega Nord dell'Emilia-Romagna I consiglieri in quota al Carroccio sono «rimasti all'interno dell'aula - ha spiegato il capogruppo Alan Fabbri in conferenza stampa - ma abbiamo votato contro».

«Questa legge frettolosa - ha proseguito Fabbri - anticipa di gran lunga la riforma costituzionale, quindi verrà probabilmente cambiata da qui a qualche mese». Per il capogruppo leghista, si tratta di un testo «che non fa risparmiare niente ai nostri contribuenti, in quanto rimangono i costi che c'erano prima dell'abolizione delle Province».

Molto critico anche il capogruppo regionale L’Altra Emilia-Romagna, Piergiovanni Alleva. Le legge è «sbagliata nel metodo e nel merito». Alla Giunta Bonaccini si rimprovera «di covare in segreto le proposte di legge chiedendo un'approvazione immediata senza possibilità di adeguati approfondimenti». Troppe incertezza, inoltre sulla sorte dei lavoratori «nonostante gli sforzi di dar loro delle garanzie mediante l'accoglimento parziale di emendamenti suggeriti dai sindacati».

Bocciatura su tutta la linea anche da parte del Movimento 5 Stelle: «Non una scelta non di coraggio ma di semplice incoscienza. Il testo approvato è un'accozzaglia di norme il cui unico effetto sarà quello di sommare caos al caos. Una legge che, annunciata come strumento per eliminare e superare le Province, ma che le svuota senza abolirle, creando nuovi centri di spesa e mantenendo ancora in capo a questi organi non più democratici, competenze e funzioni».

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