"Carife, nessuna pietra sopra"
Ferrara, il sindaco Tagliani: ma nemmeno una pietra scagliata a casaccio, ora il rilancio
FERRARA: «Sul passato di Carife? Non una pietra sopra. Ma nemmeno una pietra scagliata a casaccio». Il sindaco risponde invocando la ripresa. E sollecita: «Credo che ai risparmiatori sia dovuto un chiarimento su coloro che si sono adoperati per salvare la banca e coloro che hanno concorso alla situazione di crisi».
Signor sindaco, che cosa prospetta sul dopo assemblea straordinaria della Cassa di Risparmio di Ferrara?
«Che la principale azienda di credito della città, o quella comunque più radicata nel nostro territorio trovi le condizioni per un rilancio. Cioè vi sia la possibilità di una ricapitalizzazione, preannunciata dal Fondo Interbancario, e che accanto a quella che è un'operazione di tipo esclusivamente finanziario se ne faccia un'altra di tipo industriale e commerciale perché le famiglie e il tessuto produttivo ferraresi hanno bisogno di ricominciare a credere in un soggetto economico come è stato la Carife».
Ricominciare a credere. Non significa per caso mettere una pietra sul passato?
«Assolutamente no. Non una pietra sopra, ma nemmeno una pietra scagliata a casaccio. Bisogna inseguire l'opportunità di delineare un orizzonte di chiarezza sulle responsabilità che dopo tanti anni hanno portato a questo stato di fatto. Credo che ai risparmiatori ferraresi sia dovuto un chiarimento su coloro che si sono adoperati per salvare e difendere la banca e coloro che hanno concorso alla situazione di crisi. Chi consapevolmente, altri inconsapevolmente.
Ma questo non è un compito che spetta me e alla politica. Serve un sereno accertamento delle responsabilità da parte degli organi competenti».
C'è chi vorrebbe far gravare determinate responsabilità anche sul biennio commissariale. Qual è il suo parere?
«Probabilmente una parte di questa sensazione dipende dal ruolo stesso dei commissari. Loro non sono degli imprenditori, non sono dei bancari o dei banchieri a trecentosessanta gradi. Hanno una funzione conservativa del patrimonio che non gli consente di muoversi come se fossero espressione degli azionisti della banca. L'unico appunto che posso muovere è che nella prima fase c'è stata una certa lentezza nell'approccio e nella selezione dell'eventuale partner».
La Fondazione Carife ha accusato i commissari di non celerità.
«Certo, nel primo anno di commissariamento, si era anche in un periodo nel quale le verifiche della Bce non erano così stringenti e soprattutto non c'era ancora quella norma sul riaccorpamento delle banche popolari. Forse se si fosse tenuta aperta la finestra sarebbe stato più facile che qualcuno entrasse».
Chi vedrebbe nel consiglio di amministrazione della Nuova Carife gestita dal Fondo Interbancario rappresentare gli interessi della città e della provincia?
«Il consiglio di amministrazione è un'espressione degli azionisti, quindi ci può essere una lista di maggioranza, una lista unica, ma è sempre espressione del capitale sociale. Devo dire che l'esperienza di questi anni nei quali la banca ha servito più singole porzioni di categorie che la comunità, non è stato un elemento aggiunto, ma di freno. Mi piacerebbe - questo dipende dalla valutazione che faranno gli azionisti, la Fondazione Carife e il Fondo Interbancario - qualcuno che goda la fiducia e la credibilità di tutta la città. Perché poi la banca ha bisogno di lavorare e non basta la rappresentanza degli azionisti, degli Amici di Carife, della Fondazione, potrebbe essere un elemento che aiuta la ripresa».
Sindaco, quando questa banca ha cominciato ad avere dei problemi?
«Non ho un punto di vista autonomo. Ho una percezione che è probabilmente quella di tanti altri. Quando la cosiddetta ferraresità, cioè il mantenimento di una rete molto estesa di partecipazioni non ha coinciso con, da un lato, un'autonomia reale della Fondazione, e d'altro con una professionalizzazione degli organi della governance della Cassa. Probabilmente per un disegno così ambizioso occorreva avere un pochino di umiltà e dotarsi di figure di responsabilità che fossero espressione non solo del nostro mondo, ma profili di relazione e competenza più ampi. Ecco, penso che questo sia uno degli elementi fondanti la distanza fra le ambizioni e i risultati».
Negli ultimi anni Ferrara ha perso parecchi pezzi.
«Non mi nascondo che questa città ha perso tanti altri elementi economici di riferimento. Penso al Consorzio Agrario, ad esempio, che ormai si è perso n ei meandri e dei quali i ferraresi non hanno più memoria. Era una delle imprese più importanti per l'economia agricola ferrarese. Quando si esce da una sorta di trasparenza, di verifica puntuale e quotidiana da parte di coloro che sono gli utilizzatori di questi grandi contenitori si va verso una direzione nella quale si perde anche il controllo della qualità delle operazioni».
In tema di riassunti letterari, quello della Carife potrebbe essere ritenuto uno scandalo, un azzardo o un destino?
«Non è un azzardo. Non è un destino, perché ritengo che siano artefici dei nostri destini e quindi siamo in grado di orientare le scelte in maniera buona o cattiva.
Direi che è stato un esempio di non buona gestione. Tra l'altro tutto il sistema bancario italiano è stato fortemente scosso dal cambiamento di pelle del mondo del credito, dai grandi accorpamenti, dalle difficoltà, dalla crisi del sistema immobiliare italiano, dalle verifiche e dagli accantonamenti che Banca d'Italia e Bce hanno imposto alle banche, sono tutti elementi che hanno concorso a mettere in crisi tanti istituti.
Dico che il nostro, come altri, non aveva quegli anticorpi necessari e non aveva quella capacità di visione che sarebbe stata necessaria a difendere gli interessi della Cassa e gli interessi dei ferraresi. E, francamente, alcune operazioni hanno inciso in maniera fondamentale nell'orientare il destino della banca in una direzione non fausta».
Parteciperà all'assemblea?
«Sarò a Roma. Sono spesso nella capitale, un po' per la provincia e un po' per il progetto ariostesco. Se non si concretizzerà il mio viaggio romano sarò certamente presente all'assemblea».
Stefano Scansani
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