Ferrara, inchiesta della procura sulle cause del suicidio di Bonora
Atti dovuti per eseguire l'autopsia sul corpo dell'ex vicedirettore generale della Carife e rilievi balistici. In corso altri accertamenti, Inquirenti interessati a lettere e documenti
FERRARA. Partono da una pistola, da un corpo senza vita, da documenti, lettere, mail e file di computer per capire perchè Paolo Bonora si è ucciso. Per farlo procura e carabinieri debbono eseguire atti tecnici, primo tra tutti l’autopsia ed è per questo che l’indagine aperta dagli inquirenti - come atto obbligato - è stata rubricata con il reato di «istigazione al suicidio» dal magistrato di turno, il pm Filippo di Benedetto.
Atto dovuto, spiegano gli inquirenti, per poter svolgere accertamenti medico-legali, poichè il codice di procedura non permette grandi margini di manovra. Però sono anche altri gli atti in corso, quelli balistici di quella pistola che Bonora aveva caricato, lunedì mattina scorso, da solo, nella cucina della sua casa a Baura. O gli accessi per raccogliere documenti, file di computer, corrispondenze, le lettere spedite in giro a Ferrara, non ultime quelle alla Nuova Ferrara. L’ultima del 19 luglio, pubblicata qui a fianco, di cui si sono interessati gli inquirenti. Tutti atti personali legati alla sua attività in Carife: in passato di dirigente della banca, poi in questi ultimi anni di socio Carife con l’azione puntigliosa sulle gestioni che hanno portato la Cassa di Risparmio alla situazione di oggi. Che verrà discussa, analizzata e soppesata nella assemblea dei soci in Fiera. Dove Bonora avrebbe dovuto presentare un suo intervento che avrebbe potuto fare rumore.
Lo fa, invece, tanto e purtroppo, la sua tragedia, che resta sullo sfondo dell’assemblea. Anche per l’ipotesi di reato scelta che, anche se atto tecnico obbligato, diventa deflagrante nella situazione di Carife: è come sale su una ferita aperta, da troppo tempo. «Istigazione al suicidio» - è bene sottolineare e risottolineare - che non presuppone il coinvolgimento di nessuno. Al momento, poi si vedrà: come accade nella evoluzione di ogni inchiesta potrebbe anche rivelarsi solo ipotesi tecnica e nulla più. Senza fondamento. Ma occorre anche ribadire che le verifiche degli inquirenti - in nuove ipotesi di lavoro - perchè comunque legate alla Carife, potrebbero anche essere trasferiti per l’altra inchiesta aperta dalla procura (pm Cherchi, Proto e Cavallo) sulla malagestione di Carife negli ultimi 10 anni. Che con passione e trasparenza, Paolo Bonora aveva sempre denunciato.
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