Buona Scuola, divisione nella maggioranza
CENTO. «O le decisioni vengono condivise, o io non ci sto. Valuterò se uscire o meno dal gruppo Pd». Sul voto all'odg su “Ddl la Buona Scuola” presentato del consigliere Denis Zappaterra, il gruppo...
CENTO. «O le decisioni vengono condivise, o io non ci sto. Valuterò se uscire o meno dal gruppo Pd». Sul voto all'odg su “Ddl la Buona Scuola” presentato del consigliere Denis Zappaterra, il gruppo di maggioranza si divide.
Fds con il capogruppo Carlotti, vota a favore dell’ordine del giorno. Mentre vengono compiute scelte diverse nel gruppo Pd: voto contrario, pur nella consapevolezza dei «limiti e degli errori commessi dal governo», da parte del consigliere Cosma Tassinari, del capogruppo Marcella Cariani e dal sindaco Lodi, intervenuti a difesa del «confronto democratico interno al partito e al gruppo consiliare Pd di Cento, anche su temi che solo in apparenza, posso sembrare imbarazzanti. Ma è bene avere un'opinione e difenderla con passione». Contrari anche i consiglieri Mattioli e Dinelli.
Si sono invece astenuti, i consiglieri democratici Fortini, Garuti, Testoni e Conti.
Dopo una dettagliata presentazione e precise considerazioni sulle modifiche previste dalla Riforma, come «la valutazione dei docenti, il ruolo del preside sceriffo, la chiamata diretta dei docenti, e così via, che porteranno alla caduta precipitosa della qualità della didattica della scuola», il consigliere Zappaterra ha criticato metodi e contenuti della riforma proposta dal governo Renzi che prevede «tagli continui di risorse e investimenti decisi dal governo. Poi il problema delle assunzioni degli insegnanti, solo 48mila, che non saranno sufficienti per aprire le scuole a settembre. Intanto che in Senato si votava la fiducia e il Pd festeggiava, fuori gli insegnanti del Partito democratico piangevano, strappavano le tessere e le bruciavano. Questo io, non lo sopporto».
Mentre rigetta qualsiasi ipotesi di dimettersi dal consiglio comunale, «per coerenza e nel rispetto di tutti quelli che hanno votato me, e non il Pd», Zappaterra prende una posizione precisa sia sul piano nazionale sia su quello più strettamente locale: «Tecnicamente, di stare in un partito che ha un uomo solo al comando e mi dice “vota si”, non mi va. E non vorrei - spiega - che questo, si sedimentasse anche a livello comunale. Io non ci sto. O le decisione vengono condivise, o valuterò di volta in volta». (b.b.)
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