All'assemblea Carife: arrabbiati, ma siamo qui
Per molti piccoli, turbati e delusi azionisti della Cassa di Risparmio è stata la prima assemblea
FERRARA. L’assemblea è alle 10.30. Alle 8.30 l’ingresso di Ferrara Fiere era già sorvegliato dai vigilantes, presenza inedita per un gran meeting di Carife, ma giustificata dal timore che la disintegrazione di risparmi, liquidazioni, sacrifici di una vita potesse sfociare in intemperanze più o meno aggressive. Col seno di poi si potevano risparmiare i quattrini della vigilanza privata: depauperati ma civili questi cittadini azionisti ferraresi.
Alle 9 arriva Marco Cappellari, se non è lui il primo poco ci manca: abito grigio, profilo affilato, borsa di pelle nera rigonfia: «Ho un pacco di deleghe - dice il presidente degli Amici di Carife - sono arriva presto perchè la burocrazia richiede tempo». E via dritto verso gli sportelli della reception per il lasciapassare.
È il turno del signor B. che non viene da Arcore, bensì da Masi Torello: «La banca di Ferara ora è diventata la banca delle banche» dice per esemplificare l’ingresso del Fondo Interbancario (che è costituito fa tanti istituti di credito).Fa anche un elenco sperticato e di colpe e colpevoli che hanno mangiato pure a lui un po’ di risparmi. «Ma non metta il mio nome». Tranquillo signor B.
Alessandro Veratelli , dipendente Carife e rappresentante del sindacato Fabi, smonta dalla bici e si aggiusta l’abito intero: «Mi sono messo giacca e cravatta per l’occasione». A scanso di equivoci non è un abito a lutto. Ci lavora in banca e deve scorgere un po’ di rosa sullo sfondo: «Momento difficile, ma Carife può farcela, deve farcela, è la banca che fa girare la nostra economia».
Spunta Giorgio Dall’Acqua, ex presidente della Provincia. Azionista? «Sì piccolo, ma non sono sono qui per l’assemblea, ho un invarico qui in Fiera..». E infila una porticina laterale dalla quale riappare un minuto dopo. Ma di Carife che dice? Allarga le braccia, scuote la testa: «Ciao, eh ciao».
Sembra su di giri quest’uomo che parla al cellulare ad alta voce. Chiude la comunicazione, ripone il telefonino e si dirige verso la Fiera: Scusi, è arrabbiato per via di Carife? «No questa era una faccenda personale, con la Carife sono più che arrabbiato. Avevo investito 20-25 mila euro, ora ne ho trecento, ecco cosa è rimasto per i miei nipoti. Mio padre aprì il conto in Giovecca 70 anni fa e queste sono le soddisfazioni. È la prima volta che vengo all’assemblea dei soci, sono venuto a sentire le cavolate che ci diranno». Così parlò Amedeo Tognon e questo aggiunse: «Ma nonostante tutto sono qua e la mia agenzia è la numero 7».
Sono le dieci quando invia Fiera 11 arrivano due donne: «Siamo venute per sapere dove ci portano» dice Carmela Di Fabio a nome anche dell’altra, che si cimenta con il sarcasmo: «Quando abbiamo saputo che le azioni valevano 0.27 centesimi abbiamo gioito». Carmela ha qualcosa sulla punta della lingua: «Meglio che mi trattengo». E va oltre.
Ecco una comitiva di quattro uomini. Qualcuno deve aver fatto una battuta e se la godono ridendo: «Rido perchè anglò briza la rivultela» dice Gianpaolo Folegatti. La rabbia deve essere tanta, ma il tono resta scherzoso. «Mi a digh chi è un branc ad ladar» interviene un amico. Vanno tutti e quattro a registrarsi, due di loro – Folegatti e Giovanni Marchetti - tornano indietro. Hanno da mostrare qualcosa al cronista, la cartellina con la relazione dei commissari e altri documenti: «Ecco, gli ultimi 27 centesimi sono serviti per questo». Sono dei piccolissimi azionisti, 200-300 quote a testa, non di più. Ma sono qui anche loro con il loro carico di irriverente speranza: «Siamo venuti a sapere di che morte dobbiamo morire».
Il professor Franco Tomasi fa il dietologo e ha scoperto che Carife gli fa un’insana concorrenza: «Mi hanno fatto fare una bella cura dimagrante».
Tre le 10.21 e le 10.26 sfilano l’ex presidente di Carife Sergio Lenzi, l’ingegnere Roberto Mascellani, il presidente della Fondazione Riccardo Maiarelli e il direttore di Unidustrua Roberto Bonora. I fotografi scattano, anche se la preda vera sarebbero i commissari, che non arrivano mai.
Un’anima gentile avverte che sono appena entrati da un altro ingresso. Alle 10.30 sotto la tettoia di Ferrara Fiere parcheggia l’ambulanza del 118. Altra necessaria precauzione. Ma la malattia di Carife non provocherà malori tra i trecento che vanno sistemandosi nella platea. Non in questa mattinata, almeno.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
