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L'ottimismo della ricetta Mingozzi

L'ottimismo della ricetta Mingozzi

Il commento del direttore Stefano Scansani

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Nell’assemblea Carife di tre anni fa la Ricetta Mingozzi era la seguente: «Avevo tre certezze. Mio padre, Berlinguer e la Cassa di Risparmio di Ferrara. Due non ci sono più». Ora che cosa dovrebbe dire Franco Mingozzi spettatore della crisi, della catalessi, dello svuotamento della terza e ultima delle sue certezze?

Siccome è un artigiano pane al pane e vino al vino, uno che si presenta in assemblea straordinaria vestito in un rosso altrettanto straordinario, lo prendo ad esempio per raccontare com’è andata ieri, ma dalla parte delle radici. Nella versione di chi alla Carife ha creduto e crede ancora, lavora, risparmia, attende delle risposte quadrate e immediate nel rispetto di quel baratto sacrosanto che corrisponde all’“io ti ho dato, tu ora rispettami”.

Intanto Mingozzi, nel suo intervento dal severo podio della Fiera, ha chiesto ai relatori di esprimersi con chiarezza: parlate in italiano, siamo nella terra di Dante, vogliamo capire cosa succede. Il cognome Mingozzi somiglia a Mingardi, il cantautore della mitica “Ajo vest un marzìan” (ho visto un marziano). Nella canzone in genuino idioma bolognese l'artista invita l'exraterrestre ad esprimersi in un modo comprensibile: “scòrr in italiàn!”. Cioè, nel caso nostro, fatemi sapere se davvero la Carife riprenderà a volare.

La risposta c’è stata, oltre i linguaggi creditizi, bancari, aritmetici. I due commissari, Blandini e Capitanio (finalmente visti, sentiti, fotografati) hanno confermato che la banca può riprendersi, che l’intervento settembrino del Fondo interbancario sarà salutare, che i ferraresi meritano di avere la loro Cassa. Parole pratiche. Sospiro di sollievo. Mingozzi di rigenerazione di macchine qualcosa ne sa, la pretende: è il capo di un’azienda d’autoriparazione, dal paraurti allo spinterogeno. Ha anche espresso un interrogativo basico che riguarda l’assenza della politica dalle vicende della Cassa.

Ha chiesta dal podio della Fiera perché, ad esempio, il ministro Franceschini non si è espresso sui travagli di Carife. Forse per quell’abitudine all’antica e solennemente provinciale che pretendeva che un’istituzione (qual è oggi un uomo di Governo) dovesse preoccuparsi obbligatoriamente di un monumento locale (la Cassa qui era ritenuta così). Il diritto a sapere e ogni speranza di Mingozzi hanno rappresentato un largo repertorio di umanità. Per chi immagina che le assemblee bancarie prevedano abiti formali scuri, cravatte a pois e una verve o flemma borghese, si deve ricredere.

Ieri circolavano uomini di buona stazza ferrarese con sposa, braga corta e ciabatta agostana, la cartella con le relazioni custodita nel giornale. O altrimenti nella borsa delle signore accompagnate dal marito, già in giro per fare la spesa. Casalinghe preoccupate per le azioni a 27 cent e per i warrant in atterraggio alla Giovecca, quanto gli imprenditori in prima fila. Questa era la Carife, e dovrà essere la Nuova Carife: il monumento trasparente trasversale. MTT. Sigla che da settembre deve sostituire le antiche personali certezze di Mingozzi PBC (suo padre, Berlinguer e la Cassa). Deve. 

s.scansani@lanuovaferrara.it

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