La Nuova Ferrara

Ferrara

LA DOMENICA

Il punto debole dei ferraresi: essere mazziati e silenti

di Stefano Scansani
Il momento del voto all'assemblea dei soci Carife
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Il momento del voto all'assemblea dei soci Carife

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara, Stefano Scansani, sulla vicenda Carife

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Lo sappiamo. C’è un plotone di ferraresi che non riesce a digerire la maniera con la quale fino a oggi – e anche domani – la Nuova va raccontando la caduta di Carife.  Quella maniera non può piacere perché senza mediazioni, sotterfugi e compiacenze  proietta sulla carta (e anche nella versione elettronica) la verità.  Il nostro, fino a oggi – ma anche domani – è un parlar chiaro a costo di inimicarci certi papaveri, talune corporazioni, talaltre nicchie di comando e controllo che avrebbero preferito la sordina: sì, le notizie su Carife sono obbligate, ma andrebbero un poco bollite e somministrate a fettine. Per non disturbare, per non scompigliare il perpetuum mobile col quale è innervato e snervato il potere in questa città. A costo di inimicarci.

Mi pare valga la pena rispiegare che un giornale di norma non dovrebbe avere amici. Perché potrebbe morirne. Gli unici amici sono quelli che si fidano leggendoci. Anzi, ci leggono fidandosi. E’ il giornale che, al contrario, è congenitamente e assolutamente amico di Ferrara perché ogni giorno le dice con sincerità come stanno e come vanno le cose. La cascata di avvenimenti e numeri l’hanno messa a nudo: 376 milioni bruciati; la richiesta di 309 milioni di risarcimento per i danni subiti a 31 soggetti che hanno amministrato e diretto Carife nelle due ultime gestioni; lo sconto a 100 milioni perché la prima cifra è esorbitante; le azioni che sono precipitate a 27 centesimi; l’arrivo del Fondo interbancario e il potere azionario ferrarese (compreso quello della Fondazione) che in settembre diventerà lillipuziano riducendosi al 3 per cento; quindi processo d’appello bis all’ex direttore Murolo; udienza al Tribunale delle imprese per i 31 ex vertici; inchiesta della procura sulla presunta cattiva gestione degli ultimi 10 anni; lo smagrimento della Cassa; i motivi del suicidio dell’ex vicedirettore generale Bonora. Se questo non è il dramma di Ferrara, non è la sciagura degli ultimi anni oltre al crac della Costruttori e al terremoto, che cos’è?

Eppure il problema indigeribile per un plotone di ferraresi è la maniera. La maniera di servire la notizia, di fare i titoli, collocare le fotografie. Maniera che è nostra e di nessun altro. L’altra  maniera di separare il grano dal loglio, cioè chi vi sarebbe dentro fino al collo da chi fu lì per caso, i profittatori dai benefattori, i responsabili dai coinvolti, spetta invece alla magistratura. Mi sembra che non si voglia avere la percezione che finalmente ognuna delle parti deve far bene il suo mestiere. Cosa che è pretesa anche da chi fa o ha voluto far banca.

Non vediamo l’ora di applicare fino in fondo la nostra maniera. Cioè di scrivere prossimamente di chi sono e non sono le responsabilità. Di informare quanto dovranno rifondere oppure  non pagare i 31 soggetti, ognuno nella sua parte,  discutibile o ineccepibile. Come si concluderà il nuovo processo a Murolo. Di comunicare se tutto quello che è realmente capitato finirà in una bolla di sapone, considerando che comunque la Carife di una volta ormai non c’è più. E qualcuno ha già sospirato che s’aspettava andasse peggio (di soldi deve averne parecchi).

E’ indiscutibile il fatto – nonostante il plotone di ferraresi che si lamenta della maniera – che i 28mila azionisti e la stabilità economica del territorio sono stati mazziati, e che tutti stiamo assistendo a una nuova devoluzione. Vissuta nell’imperdonabile mutismo dei protagonisti ora alle prese con uno scontro ctonio (sotterraneo) su chi ha torto e chi ha ragione, chi ha prestato troppo e chi meno, sulla severità dei commissari, l’impronta di questa o quella presidenza, amministrazione, direzione…

Anche la politica se ne frega, se ne sta prudentemente alla larga. Si astrae. Il Pd è concentrato sull’immigrazione e le coppie di fatto. Le opposizioni di centrodestra in queste giornate hanno avuto occasione di intervenire coralmente e con potenza contro la donna che ha fatto i suoi bisogni in cattedrale: profanazione. Vale di più la maniera di scrivere la verità o la misura degli avvenimenti? Così i ferraresi sono mazziati e silenti.

Stefano Scansani

s.scansani@lanuovaferrara.it

 

 

 

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