Nuova Carife, ad ottobre i primi segnali
Il Fitd col suo intervento ha messo in salvo la banca e i soldi dei correntisti, restano le incognite su struttura e personale
Dopo le decisive scadenze di luglio, l’assetto della nuova Carife comincerà a delinaersi ad ottobre. È in quel periodo infatti, con l’ingresso a pieno titolo del nuovo Cda espressione del Fondo interbancario di Tutela dei Depositi, forte di una iniezione di liquidità di 300 milioni, che si capirà la strategia di quelli che di fatto sono diventati i nuovi padroni della banca ferrarese. La nuova gestione avrà il compito poi di cedere la Carife a un acquirente, impresa non riuscita negli oltre due anni di commissariamento.
I tempi di gestione del Cda non saranno brevissimi secondo le prime impressioni degli addetti ai lavori. La banca con l’intervento del Fitd è salva, così come lo sono i soldi dei correntisti, ma bisognerà vedere come verrà gestita la situazione strutturale dell’attuale Carife. Resta quindi l’incognita del dimensionamento della futura banca e anche del personale impiegato. Già, i dipendenti, quelli che più di tutti in questi mesi di crisi ci hanno messo la faccia davanti alle legittime domande e perplessità della clientela, sono i più esposti in questo delicato passaggio, anche se i sindacati, ricompattati, stanno facendo un buon lavoro per la tutela occupazionale. Bisognerà capire se il piano di ridimensionamento degli sportelli proposto in questi mesi di commisariamento, sarà conservato o modificato. Il Fondo interbancario di Tutela dei Depositi, costituito nel 1987 nella forma di consorzio volontario, è oggi un consorzio obbligatorio di diritto privato, riconosciuto dalla Banca d’Italia, la cui attività è disciplinata dallo Statuto e dal Regolamento. Scopo del Fondo è proprio quello di garantire i depositanti delle Banche consorziate.
Di fatto la nuova Carife perderà il controllo ferrarese che aveva quando l’azionista di maggioranza era la Fondazione Carife, passata in pochi anni dal 66,7% delle quote al 54,3%, mentre ora, secondo la nuova capitalizzazione, il pacchetto dell’ente di via Cairoli si dovrà restringere al 2%. Visto che la Carife in passato ha fatto la sua fortuna con il mantra della “banca del territorio”, chiunque acquisirà l’istituto di credito non potrà fare a meno di conservarne logo e denominazione, anche per la sue presenza forte e diffusa da quasi due secoli sul Ferrarese.
In base agli accordi del Fitd il nuovo consiglio di amministrazione che dovrà gestire la prossima ulteriore fase di Carife sarà composto da sette elementi con un posto riservato ad un ferrarese.
Continuano intanto le indiscrezioni sui possibili prossimi acquirenti. Sarà compito del nuovo Cda trovare una soluzione, per chiudere definitivamente l’operazione Carife che dura dal maggio 2013, quando Bankitalia decise di commissariare l’istituto di credito ferrarese. Da allora, ci sono stati gli interessamenti ufficiali, poi andati a vuoto, della Banca Popolare di Vicenza e della Cassa di Risparmio di Cento. Ricordiamo anche che quello attuale non è uno dei migliori periodi per il sistema bancario italiano. Non dimentichiamo che oltre alla Carife, si devono affrontare le spinose questione di Banca Marche e Banca Etruria. Vi è poi una situazione di stallo sulle numerose banche popolari, che potevano essere una soluzione percorribile in questi due anni di commissariamento. Ma l’incertezza normativa ha frenato e quindi al momento vanificato eventuali interventi.
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