Nuova scuola Il cantiere contro i licenziamenti
VIGARANO MAINARDA. Hanno incrociato le braccia per un’ora, venerdì, i lavoratori impegnati nel cantiere della nuova scuola primaria di Vigarano. A indire lo stato di agitazione e l’ora di sciopero,...
VIGARANO MAINARDA. Hanno incrociato le braccia per un’ora, venerdì, i lavoratori impegnati nel cantiere della nuova scuola primaria di Vigarano. A indire lo stato di agitazione e l’ora di sciopero, le federazioni sindacali dei lavoratori delle costruzioni (Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil) per protestare, spiegano, «contro la decisione della impresa in subappalto Gmg srl, titolare dei lavori di edificazione del nuovo polo scolastico, di licenziare, prima della fine dei lavori, due propri dipendenti, in quanto "colpevoli" di aver preteso, con la tutela sindacale, la riscossione delle retribuzioni mensili maturate, ma non regolarmente pagate». Non solo quindi - rilevano i sindacato - «si è posti davanti al fatto che in un appalto pubblico (riscostruzione post sisma; ndr) vi sia un’impresa che arbitrariamente decide se e come rispettare i diritti contrattuali dei propri operai e come in questo caso dilaziona a suo piacimento la liquidazione delle spettanze, ma che per il solo fatto che gli operai avanzino le giuste pretese e si facciano assistere dal sindacato, si libera della loro presenza sciogliendo il rapporto di lavoro con un atto di forza illegittimo, ponendoli fuori dal cantiere». Un tempo - ribadiscono i sindacati - «nella stagione dei diritti, quando il lavoro era considerato un valore sociale da rispettare, si chiamava repressione e rappresaglia». Ed ai sindacati piacerebbe comprendere «come ora si possa diversamente definire un atto di forza come quello dell’impresa nei confronti di lavoratori, assunti al più basso livello inquadramentale, impiegati in un lavoro durissimo, costretti a orari incontrollati e gestiti in condizioni di scarsa tutela antinfortunistica». E ancora «conoscere il parere del committente e dei contribuenti, perché vi è il convincimento che le opere pubbliche che sono un bene essenziale, non possono essere slegate dalle condizioni con cui vengono realizzate e dalla responsabilità dei pubblici amministratori. Soprattutto quando le condizioni imposte dalle imprese si pongono al di fuori delle regole e dei principi del rispetto umano, prima ancora che del diritto del lavoro. Tuteleremo senza remore i lavoratori licenziati e proseguiremo nello sforzo di rifondare attorno al lavoro i principi di civiltà e legalità».
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