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Inchiesta sul punto debole locale: il perpetuum mobile ferrarese

La cascata di avvenimenti e numeri ha messo a nudo Ferrara: 376 milioni bruciati; la richiesta di 309 milioni di risarcimento per i danni subiti a 31 soggetti che hanno amministrato e diretto Carife...

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La cascata di avvenimenti e numeri ha messo a nudo Ferrara: 376 milioni bruciati; la richiesta di 309 milioni di risarcimento per i danni subiti a 31 soggetti che hanno amministrato e diretto Carife nelle due ultime gestioni; lo sconto a 100 milioni perché la prima cifra è esorbitante; le azioni che sono precipitate a 27 centesimi; l’arrivo del Fondo interbancario e il potere azionario ferrarese (compreso quello della Fondazione) che in settembre diventerà lillipuziano riducendosi al 3 per cento; quindi processo d’appello bis all’ex direttore Murolo; udienza al Tribunale delle imprese per i 31 ex vertici; inchiesta della procura sulla presunta cattiva gestione degli ultimi 10 anni; lo smagrimento della Cassa; i motivi del suicidio dell’ex vicedirettore generale Bonora. Se questo non è il dramma di Ferrara, non è la sciagura degli ultimi anni oltre al crac della Costruttori e al terremoto, che cos’è?

Il nostro, fino a oggi – ma anche domani – è un parlar chiaro a costo di inimicarci certi papaveri, talune corporazioni, varie nicchie di comando e controllo che avrebbero preferito la sordina: sì, le notizie su Carife sono obbligate, ma andrebbero un poco bollite e somministrate a fettine. Per non disturbare, per non scompigliare il perpetuum mobile col quale è innervato e snervato il potere in questa città. Mazziati e silenti.

st. sc.

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