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«Libera professione, assunzioni mirate»

«Libera professione, assunzioni mirate»

Ferrara, Di Ruscio (S. Anna): ridurre le carenze in alcune specialità. E per l’attesa deve valere la gravità non il fatto che si paghi o no

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FERRARA. L’impegno di ridurre i tempi di attesa per esami e visite specialistiche non assorbe tutte le energie profuse dal sistema sanitario locale sul fronte dell’adeguamento dell’offerta dei servizi per la salute. Un’inchiesta della Nuova Ferrara, alcuni mesi fa, aveva fatto emergere una “zona grigia” nell’ambito della libera professione che se da un lato misurava economicamente l’apporto dei professionisti più attivi e il contributo di questo settore al bilancio generale delle aziende sanitarie dall’altro individuava un’area di possibile conflitto tra attività istituzionale pubblica e attività svolta in regime libero-professionale intramoenia, compresa cioè nel paniere “allargato” dell’azienda pubblica.

Un tema su cui ha fatto sentire la sua voce la consigliera regionale del M5S, Raffaella Sensoli, con la richiesta di creare «un registro unico per gli interventi chirurgici per ridurre i tempi di attesa e assicurare parità di trattamento tra chi sceglie l’attività libero professionale e chi invece segue il percorso ordinario» sottolineando, con un riferimento particolare agli «ospedali bolognesi», che «per effettuare un intervento chirurgico le attese possono essere anche solo di pochi giorni per chi sceglie la strada della libera professione mentre salgono a diversi mesi per quelli obbligati a percorrere quella istituzionale». Da qui la proposta di inserire «il paziente nel registro di prenotazione a parità di gravità e urgenza dell’intervento indipendentemente dalla modalità scelta».

La questione ha anche un risvolto ferrarese perché non mancano pazienti locali che segnalano (anche se spesso la notizia resta confinata all’ambito familiare o della rete di conoscenze) tempi di accesso diversi tra chi si affida alla corsia “ordinaria” e chi paga per entrare in sala operatoria seguendo la strada della libera professione intramoenia. «Monitoriamo la situazione – conferma il direttore sanitario dell’azienda Sant’Anna, Eugenio Di Ruscio – partendo da un dato: il tasso relativamente basso di attività libero-professionale rispetto all’attività generale che qui è inferiore al 10%. E’ vero però che sussistono alcune concentrazioni specifiche di prestazioni e oggi possiamo dire che sono in buona parte dovute alla carenza locale di alcune specializzazioni mediche». In pratica l’insufficienza di professionisti con competenze in particolari discipline determinata nel tempo dai pensionamenti e dal blocco del turn over, che fissa precisi limiti alle assunzioni. Il meccanismo che consentirà di alleviare o colmare le lacune prevede un uso “mirato” proprio del turn over, con compensazioni in entrata nelle specialità dove si è registrata «l’esiguità di personale medico», annuncia Di Ruscio. Che distingue tra i pazienti che «si rivolgono alla libera professione intramoenia perché scelgono un chirurgo di fiducia e quelli che invece vogliono utilizzare un canale che si presume possa garantire una “corsia preferenziale”. Al Sant’Anna abbiamo verificato che lo scostamento dei tempi tra le due “corsie” non è significativo e che il maggiore impegno di alcuni professionisti che esercitano anche l’attività libero-professionale è legata a carenze di personale specializzato in alcune discipline. Anche per questo motivo stiamo procedendo ad una valutazione dei carichi di lavoro per individuare le aree su cui intervenire». Con due paletti: «All’attività in libera-professione si lavora dopo che si è conclusa quella istituzionale e l’ordine della lista d’attesa deve essere determinato dalla gravità della patologia, non dalla residenza nè dal fatto che si paghi o no». (gi.ca.)

 

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