Lodi “diffida” le Poste Italiane
Il sindaco: spieghi perché ha chiuso l’ufficio di Reno Centese
CENTO. Il sindaco Piero Lodi diffida Poste Italiane ad astenersi dalla chiusura dell'ufficio postale di Reno Centese. E lo fa con una lettera-diffida in cui invita la Poste a trasmettere e spiegare motivi e criteri in base ai quali, nell'atto di razionalizzazione, è stata decisa la soppressione definitiva, prevista dal 7 settembre, dello sportello postale della frazione. Una decisione, quella di Poste Italiane, resa nota attraverso una comunicazione dell’1 luglio.
Immediata la reazione del sindaco: «Mai, sino ad ora – scrive Lodi - le amministrazioni locali ferraresi hanno avuto modo di accedere ad un effettivo tavolo di confronto con Poste Italiane che, già in occasione dell'incontro di febbraio scorso con i rappresentanti di Anci regionale e gli assessori regionali Pettiti e Gazzolo, si è limitata a dare comunicazione di decisioni già assunte e insindacabili, e a considerare irrevocabili tutte le istanze di confronto». Oltre a rimarcare che la decisione di chiusura dello sportello deve essere conforme ai criteri indicati dal decreto del ministero dello sviluppo del 7 ottobre 2008 e dalla delibera Agcom 342/14/Cons, il sindaco chiede a Poste Italiane di dimostrare, con una nota di dettaglio da trasmettere al Comune di Cento entro 15 giorni, che la decisione di prevista chiusura dell'orario settimanale dell'ufficio non sia in contrasto con le disposizioni di legge. «È onere della spa spiegare con precisione il rispetto dei criteri citati, con riguardo a quello per la distribuzione degli uffici postali, costituito dalla distanza massima di accessibilità al servizio, espressa in km percorsi dall'utente per recarsi al presidio più vicino». In mancanza di risposte motivate, prosegue Lodi, «la proposta di chiusura non sarà in alcun modo avvallata dal Comune. Anzi, sin da ora si riserva di intraprendere ogni più opportuna iniziativa, anche in sede giurisdizionale per la migliore tutela degli interessi della comunità». E attacca: «È la popolazione la vera vittima degli interessi della riorganizzazione/razionalizzazione che non tiene in alcun conto il valore sociale del presidio territoriale, valore sacrificato al fine di perseguire meri interessi finanziari e di massimizzazione dei profitti». Una lettera, a Poste Italiane perché vengano attivati, come «condizione essenziale per la prevista chiusura, e qualora questa risultasse possibile in base alla normativa vigente», adeguati servizi sostitutivi all'utenza. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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