Ferrara, i Comuni: niente strutture per i profughi
I sindaci convocati dal prefetto sull’accoglienza agli immigrati. Ma molti segnalano la carenza di strutture disponibili
FERRARA. Noi ci siamo, anche se non è questo il modo di procedere. È la convinzione con cui mercoledì mattina varcheranno l'ingresso della Prefettura alcuni sindaci della provincia, convocati con tutti i colleghi in corso Ercole d'Este a discutere dell'accoglienza agli immigrati. Le voci parlano di un arrivo a breve anche a Copparo, e al sindaco Nicola Rossi non va giù che l'Asp abbia già preso contatti con privati per gli alloggi. «Ufficialmente nulla si sa, e già questo dà l'idea della situazione d'emergenza - dice alla Nuova -: è una gestione un po' così, e si somma a quella nazionale». Non apprezza nemmeno, d'altra parte, la decisione della giunta bondenese di disertare l'incontro: «La nostra disponibilità c'è, ma a tutti i Comuni devono essere riservate le stesse condizioni». Non si tratterebbe in ogni caso di immobili di proprietà comunale, bensì di individuare altri posti in immobili di proprietà privata o nell'ex casa protetta.
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La pensa così pure Andrea Marchi di Ostellato. «Vado per cortesia istituzionale e perché la solidarietà è sacrosanta, ma la gestione della situazione è semplicemente un pannicello caldo su un problema che andrebbe affrontato con progettualità. Non è dignitoso accogliere persone per metterle in un ghetto, ed è quello che stiamo facendo - attacca il primo cittadino -. Dopodiché i territori ci sono, perché non si fa politica sulle spalle di poveretti: noi ne stiamo ospitando 19, una cifra ridicola in termini assoluti, tanto che potremmo anche arrivare a trenta. Parliamo di ragazzi non diversi dai loro coetanei, spesso bravissimi ragazzi: onore a chi se ne occupa, ma siamo succubi della politica di Bruxelles, che da un lato ci dice quanto cioccolato metter nel latte e dall'altro nulla dice su questo». Porte aperte invece a Cento, che sarà rappresentata dal vicesindaco Massimo Mandrioli. «Ripeterà quello che diciamo da sempre - spiegava il sindaco Piero Lodi -: noi abbiamo sette profughi su 37mila abitanti e per noi l'integrazione è stata un'esperienza positiva, di questi sette nulla potremmo dire di male. Faremo la nostra parte: meglio affrontare che negare questi fenomeni». Si trincera dietro l'ufficialità il sindaco lagunare Marco Fabbri. «Nella convocazione non c'è scritto che parleremo dell’arrivo di immigrati - precisa -: noi abbiamo l'obbligo di andare, dopodiché aspetto di sentire cos'hanno da dirci».
Nessuna disponibilità di immobili comunali, comunque: «Prima i 150 nostri in attesa di un alloggio pubblico, visto che abbiamo la seconda lista più lunga della provincia».
Per Formignana, non sarà il sindaco Marco Ferrari a presenziare alla riunione. «Purtroppo ho un impegno di lavoro – spiega – ho girato la e-mail a due miei assessori, sperando che possano andarci. Come Comune non siamo stati ancora interpellati, né credo come Unione Terre e Fiumi. Penso che i territori debbano essere coinvolti e con le amministrazioni si debba parlare e dialogare. Auspico quindi che questo sia il percorso che sarà seguito». Dario Barbieri, primo cittadino di Tresigallo, ricorda che «in questo territorio ospitiamo sei profughi in una struttura gestita dalla Coop Camelot. Io non potrò partecipare all’incontro in prefettura, sarò sostituito da un assessore. Andiamo ad ascoltare con la consapevolezza che al momento non abbiamo strutture pubbliche da adibire all’accoglienza dei rifugiati». Il sindaco di Jolanda di Savoia, Elisa Trombin, precisa che «ad oggi non abbiamo immigrati ospitati in strutture del Comune. Parteciperò all’incontro, ma prima di commentare voglio sentire cosa sarà comunicato agli amministratori».
Maria Teresa Romanini, sindaco di Lagosanto, conferma che «noi ci saremo, ma una richiesta di reperire strutture pubbliche in questo momento di metterebbe in difficoltà perché non ne abbiamo di disponibili».
Conferma invece il no all’incontro il sindaco matildeo Fabio Bergamini. Lui non ci sarà e nemmeno gli assessori della giunta: «Non è solo un segnale di dissenso, ma una vera e propria protesta istituzionale, un gesto di disobbedienza civile nei confronti di uno Stato che se ne frega della propria gente e pensa solo agli immigrati».
Gabriele Rasconi
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