UN CONSAPEVOLE AUTOLESIONISMO
Caro Direttore, dopo aver letto il suo editoriale “Il punto debole dei ferraresi: essere mazziati e silenti”, vorrei dare anche io il mio piccolo contributo per sottolineare alcuni aspetti che...
Caro Direttore, dopo aver letto il suo editoriale “Il punto debole dei ferraresi: essere mazziati e silenti”, vorrei dare anche io il mio piccolo contributo per sottolineare alcuni aspetti che secondo me non sono stati toccati.
Sono un ex dipendente di Carife in pensione dal 2007. Quando nel 1978 sono entrato in banca, per me è stato come toccare il cielo con un dito. Certo, per il posto sicuro e ben retribuito, ma anche perché per me, come per tantissimi ferraresi di allora, entrare a far parte della Carife era come entrare in una famiglia nobile, un’lite che rappresentava tutta Ferrara, la Banca dei Ferraresi.
E si sa, quando un carro va forte e funziona bene, tutti si attaccano a questo carro e ben contenti molti investono anche volentieri i propri denari per far funzionare sempre meglio questo carro che va sempre più forte e fila liscio come l’olio. L’orgoglio dei ferraresi per la Banca Ferrarese. Poi un cattiva amministrazione, manie di grandezza che non fanno parte della filosofia della Banca del territorio, porta ad emettere i primi scricchiolii in questo carro che però è comunque ben controllato e chi ha la responsabilità di questo controllo (Banca d’Italia) per primo si deve accorgere di questi scricchiolii e mettere da subito i primi paletti per non far peggiorare la situazione. E invece no, tutto è andato avanti come se non ci fossero rischi, ma i rischi c’erano e non appena si è creato il buco, il bubbone è scoppiato. E gli scricchiolii sono diventati sempre più assordanti, ma ancora c’era tempo e modo per rimediare.
Sa Scansani quante banche si sono trovate in guai anche peggiori della Carife e alla fine non sono neppure state commissariate? Tante glielo assicuro, ma Carife non è tra queste, qualcuno evidentemente non voleva poi così bene a questa Banca del territorio, a questa banca che tanto ha fatto per Ferrara e per tutte le istituzioni ferraresi. E così, si sa, quando un carro non va più bene, la prima cosa che succede è il suo abbandono, l’abbandono di chi fino al giorno prima ci ha mangiato in quel carro, l’abbandono di quelle istituzioni che tanto avevano avuto e tanto amore avevano dimostrato verso questa Banca. Ma anche l’abbandono di quei dipendenti e non sono pochi, che hanno colto l’attimo, il momento di debolezza della loro banca per poterla tradire per quattro denari e succhiare come arpie velenose quel poco sangue che ormai rimaneva. Certo la concorrenza è una cosa sana e indispensabile, ma tu vile marrano uccidi un uomo morto, quell’uomo che fino a ieri ti ha dato una vita agiata e invidiabile.
Il commissariamento, ne vogliamo parlare? Cos’hanno fatto i commissari? Hanno fatto come il governo Monti, hanno pensato solo a ridurre le spese, ad eliminare il personale, ad una spendig review fine a se stessa, volta solo a dimagrire e a rendere sempre più debole una banca sempre più agonizzante. Ma perché qualcuno che conta non ha protestato? Non si è fatto sentire? Perché si è mantenuta la banca ormai agonizzante, solo per la ordinaria amministrazione e si è abbandonato tutto quello che era investimento, marketing e nuovi prodotti?
Perché le istituzioni locali non sono insorte chiedendo aiuto anche ai loro associati, cercando di far sentire la loro voce per poter salvare la loro Banca? Si ha ragione lei, con un consapevole autolesionismo e un pizzico di masochismo, i ferraresi sono mazziati e silenti, e adesso con il loro capitale ridotto ormai al lumicino, non contano più nulla. Forse come qualcuno ha detto, anche per colpa della loro provincialità, della loro mentalità contadina che si è rifiutata di stare al passo con i tempi ed ha sempre accettato supina le ricette di chi, fuori dal territorio, le ha propinato.
Ed è giusto dire le cose come stanno, proprio per interrompere questa routine, è giusto scrivere le cose come sono, come ha fatto il suo giornale, senza diluire le cose che si devono prendere senz’acqua, ma è anche giusto aiutare la Banca del territorio con un Giornale del territorio facendo di tutto per salvarla, anche magari con qualche pubblicità sui prodotti della Banca come avete fatto domenica, oppure cercando di risvegliare la coscienza di quei “Ferraresi” che, come si dice dalle nostre parti “ballano con la loro nonna” e se ne fregano del territorio.
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