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Zappaterra, la banca e il Pd «Nessun silenzio su Carife»

di Marcello Pradarelli
Zappaterra, la banca e il Pd «Nessun silenzio su Carife»

«Gli errori commessi dalla governance sono figli del capitalismo di relazione» «A Ferrara serve un nuovo istituto di credito che finanzi le aziende meritevolì»

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«Non è vero che sono stati tutti in silenzio in questi anni, io sono una di quelle che di Carife ha parlato e l’ho fatto subito dopo il commissariamento». È questa distintiva affermazione che fa da sfondo all’intervista con Marcella Zappaterra sulle ragioni dei silenzi altrui e sul ruolo della politica. Marcella Zappaterra, oggi consigliere regionale del Pd, quando parlò di Carife e delle responsabilità della sua classe dirigente (giugno 2013, assemblea di Unindustria Ferrara) era presidente della Provincia.

Come si spiega il fatto che Ferrara abbia assistito da spettatrice alle vicende di Carife degli ultimissimi anni e che tuttora in alcuni ambienti si esiti a pronunciarsi?

Ci sono anche silenzi comprensibili. C’è chi non può permettersi di parlare essendo coinvolto in prima persona ed essendo anche oggetto di accertamenti di responsabilità. Sono stati zitti a lungo gli stessi piccoli azionisti e le loro associazioni, probabilmente anche loro speravano in un esito diverso, ma forse tacevano anche perchè di qualche vantaggio avevano via via beneficiato. Altri stanno zitti perchè provano imbarazzo a intervenire solo adesso.

Imbarazzo che lei non avverte.

No, perché intervenni già due anni fa davanti alla platea di Unindustria.

Scelta non casuale.

Non ci fu nulla di voluto. Era la prima occasione dopo il commissariamento di Carife e mi sembrò giusto esprimere le mie opinioni.

Le sintetizzi.

Il sostegno della banca a politiche protezionistiche, in nome di una malintesa difesa del territorio, ha finito per assumere i caratteri tipici di quel capitalismo di relazione dove si sostengono le imprese perché amiche o appartenenti a certe aree di riferimento. In questo modo si è contribuito a ingessare il sistema e non si è aiutata la riorganizzazione delle imprese che invece era indispensabile per migliorare la loro competitività. Questo atteggiamento - che non è stato esclusivo di Carife, il difetto era diffuso in Italia - ha finito col pesare sulla banca.

Ma perché il crac Costruttori suscitò un mezzo vespaio mentre la grave crisi Carife non ha avuto analoghe reazioni e per certi versi ha destato meno scalpore?

Il crac Costruttori si è mangiato i risparmi di intere famiglie di lavoratori, addirittura di più generazioni che avevano convogliato tutti i loro soldi in quell’azienda. Per la Carife non è andata così. I 28 mila azionisti hanno perso tantissimo, quasi tutto l’investimento, e sono senz’altro inferociti per questo, ma sicuramente non avevano comprato solo titoli Carife, per cui gli altri investimenti non sono andati perduti. Ho anche la convinzione che non pochi ancora non si siano resi conto di cosa sia capitato alle loro azioni e stiano zitti per questo.

Lei è azionista di Carife?

Ho anch’io la mia piccola quota di azione che mi ha procurato la perdita di qualche migliaio di euro. Ma il prezzo più alto l’hanno pagato quelli che avevano le maggiori quote azionarie, quelli che hanno difeso fino all’ultimo la ferraresità della banca per tentare di mantenerne il controllo e anche nella speranza che le cose si sarebbe aggiustate.

Le sta proprio sullo stomaco la parola ferraresità.

Non si sa più cosa vuol dire questa parola. Finanziare la Costruttori anche quando non bisognava più farlo più o sostenere altre aziende locali che non meritavano aperture di credito è una ferraresità che si poteva e doveva evitare. Ora dobbiamo sperare che con l’operazione Fidt (il Fondo interbancario che presto assumerà il controllo di Carife, ndr) si apra una nuova fase, che prima o poi si presenti un nuovo partner, un grande istituto di credito, e che la Cassa di Risparmio di Ferrara torni a fare la banca. Liberiamoci una volta per tutte dallo stereotipo della banca del territorio. Ferrara ha bisogno di una banca rinnovata e in salute che faccia credito alle aziende meritevoli.

Un passo indietro. Ora tutti a criticare la gestione della banca e il ruolo della Fondazione, ma quando la Fondazione sganciava quattrini per l’arte, le mostre, la cultura e il sociale nessuno si lamentava della governance.

Chi beneficiava difficilmente poteva immaginare quali fossero le difficoltà di Carife. Solo i vertici potevano averne la consapevolezza, non chi era fuori.

Ma la politica, e chiamando le cose per nome e cognome, il Pd che ha un ruolo di governo più che rilevante a Ferrara, non è stata troppo a guardare prima e dopo il commissariamento?

Il Pd, la sinistra, hanno governato e governano gli enti locali, ma non hanno mai governato la Cassa di Risparmio di Ferrara. La governance di Carife, storicamente, è stata espressa da mondi, vedi Confagricoltura, distanti dalla sinistra. Quando in banca decidevano l’operazione Siano o l’acquisto di Commercio e Finanza non consultavano prima nè il sindaco, nè il segretario del Pd. Non confondiamo i ruoli e non confondiamo le responsabilità.

Ha cambiato la sua opinione su Bankitalia a seguito del commissariamento di Carife?

Non ho elementi per cambiare idea sulla Banca d’Italia. La Carife era in bilico già da qualche anno quando è arrivata la decisione di commissariarla.

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