Ferrara: «Mia moglie è stata rapita». Ma lei rispunta in questura
Un uomo denuncia alla polizia: «Minacciata con il coltello e trascinata in auto» Le indagini portano a Bologna, del sequestro però nessuna traccia
FERRARA. Una lite notturna, un coltello misterioso, una corsa da Ferrara a Bologna e una rapita che ricompare in Questura. Assomiglia a un gioco di specchi la vicenda, cominciata alle 22.30 di mercoledì a Ferrara e conclusa alle 2 del mattino di giovedì a Bologna, su cui la Polizia di Stato sta cercando di fare chiarezza: versioni che non combaciano e verità contrastanti non stanno facilitando il lavoro degli inquirenti.
Mercoledì sera dunque arriva alla centrale operativa del 113 una accorata richiesta di intervento. A chiamare è il marito di una donna tunisina di 36 anni che, secondo il suo racconto, sarebbe stata costretta a salire su un’auto sotto la minaccia di un coltello e sequestrata. L’uomo riferisce che lui e la moglie si trovavano ai giardinetti di Viale Cavour quando un’auto aveva accostato a pochi metri da loro e ne erano scesi due individui. Uno di loro non era affatto uno sconosciuto, si trattava infatti dell’ex fidanzato della donna.
Le avevano chiesto di avvicinarsi, per poi estrarre un coltello, puntarglielo alla gola, trascinarla in auto con la forza e ripartire a tutta velocità. Il marito però era riuscito a prendere la targa, una traccia che ha portato gli inquirenti a Bologna.
I colleghi felsinei, perciò, si erano appostati sotto casa del presunto rapitore, per constatare però che non c’era stato alcun sequestro. La donna infatti, nel frattempo, avvertita del trambusto che stava accadendo, si era presentata spontaneamente in Questura a Bologna raccontando una versione dei fatti del tutto diversa: dopo una lite (non è ben chiaro con chi) si era fatta accompagnare, da un amico italiano, a Bologna: nessuna violenza, nessuna costrizione. Sono in corso ulteriori accertamenti per ricostruire l’ingarbugliata vicenda.
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