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Ferrara: rapinati e sequestrati, cinque ore di terrore

di Daniele Predieri
Ferrara: rapinati e sequestrati, cinque ore di terrore

Notte da incubo per la famiglia Bertelli nell’abitazione di via Coronella Quattro banditi rubano tutto e li minacciano: «Non dite nulla o torniamo»

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FERRARA. «Adesso abbiamo paura, ancor di più della notte da incubo che abbiamo appena passato: oltre 5 ore tra minacce, anche di morte, con questi 4 banditi che ci controllavano nella sala, con mio padre che non sta bene, io nemmeno. Ci hanno svuotato la casa, tutto quello che avevamo dentro: pochi soldi, tanti gioielli di famiglia e stoviglie, pigiama, anche mutande, anche la spesa che avevo appena fatto alla Coop, caricata nella vecchia auto, rubata anche quella. Se ne sono andati via con tutto. Erano in 4, vestiti di nero, forse dell’est, parlavano in una lingua strana, gentili, ma di loro abbiamo ora paura più di prima».

‘Ho il terrore che tornino’.

Ha tanta paura Cristina Bertelli, 50enne, per sè e per il padre Giulio che di anni ne ha 86, vive con la bombola d’ossigeno e non si muove da solo. Hanno paura perchè i 4 rapinatori che hanno assaltato la casa in campagna in cui abitano in via Coronella, fuori Chiesuol del Fosso, «hanno promesso che torneranno: mi dicevano, ‘di te non possiamo fidarci, ti mettiamo alla prova’: per questo non ci hanno legati e imbavagliati, se lo avessero fatto mio padre non avrebbe potuto respirare, e visto che qui non passa nessuno potevamo anche morire abbandonati a noi stessi. Ci hanno terrorizzati, dicendo di non avvisare nessuno: per questo motivo io e mio padre non abbiamo dato l’allarme, solo dopo tanto tempo, perchè abbiamo avuto e abbiamo tanta pura. Stanotte non abbiamo dormito, vorrei andare in albergo, andar via, dove vado con mio padre in queste condizioni, non so cosa fare».

Nelle parole il terrore. Il suo è un racconto concitato, discontinuo: spiega, si ferma e riparte con altre spiegazioni, senza filo logico, che esprime in modo netto il terrore vissuto e che stanno vivendo.

Ricostruiamo, allora, i fatti. La notte tra martedì e mercoledì scorsi 4 ladri sono entrati nella casa in campagna, lungo via Coronella affiancata da altre case, non abitate. L’unico vicino, che vive in città, viene solo durante il giorno a lavorare i campi. «I ladri sono entrati dalla camera da letto di mio padre, dopo aver usato uno scalone, noi eravamo in cucina, e avevamo finito di mangiare: era la mezza passata».

La gatta li aveva sentiti. «Ad un certo punto ho visto la gatta sulla finestra che allungava e muoveva le orecchie, strabuzzava gli occhi come se avesse paura, non immagino di cosa: forse li aveva sentiti, i ladri, percepiti. Noi no, nessun rumore. Sono salita al primo piano a chiudere tutte le finestre, a vedere, li ho visti nella camera di mio padre, tre persone vestite di nero e una quarta che stava entrando dal davanzale della finestra». Poi la fuga in cucina, al piano terra, tentando di barricarsi dentro.

Barricati in cucina. «Ho tentato di bloccare la porta, ho usato una sedia per incastrarla alla maniglia, non ce l’ho fatta a tenerla chiusa mentre loro spingevano (e mima al fotografo Federico Vecchiatini la scena, ndr). Sono entrati e avevano in mano delle pinze lunghe mezzo metro, pesanti (quelle da idraulico, ndr). Le hanno alzate verso di me, sono caduta, inciampata e mi sono protetta, pregandoli di non colpirmi (e mima di nuovo con il gesto di proteggersi, la scena vissuta, ndr)». «Poi ci hanno portati nella sala, io e mio padre e ci hanno tenuto sorvegliati per 5 ore, fino alle 5.30/6, ricordo».

Bloccati in modo gentile. «Uno di loro ci controllava, gentile, ha chiesto se bastava l’ossigeno per mio padre, se avevamo sete. Intanto gli altri hanno messo sottosopra la casa, cercando e rubando tutto quello che avevamo». E quando hanno trovato i gioielli di famiglia, oltre la razzia anche lo scherno: «Il capo, con occhiali, che sembrava italiano, mi ha detto ‘Quanto oro che avete, complimenti è proprio bella roba’. Proprio lui è stato a dirmi ‘io non so cosa fare con te, non mi posso fidare’. Mi voleva legare col nastro. Un altro davanti a me con il rotolo in mano per mezzora ha attaccato e staccato il nastro per impaurirmi. Il capo mi ha minacciata di non dir nulla». E l’allarme è stato lanciato dopo tante ore, perchè figlia e padre non sapevano e non sanno cosa fare.

Intontiti in casa. «Qui in casa eravamo come intontiti. Poi ho mandato un sms alla mia geometra, arrivata alle 11 del mattino di mercoledì». Il terrore era ancora in casa: «Non mi fidavo, credevo che ci controllasero ancora, ho detto alla geometra di avvertire altri». Così ha fatto con un conoscente, che ha avvisato la polizia. «Sono arrivati nel pomeriggio», a 9 ore dal fatto e hanno iniziato a fare le indagini. «Ho chiesto loro cosa fare perchè abbiamo paura. Non sappiamo se restare qui in balia dei rapinatori che hanno promesso che torneranno: erano venuti qui a rubare già due settimane fa, il nostro incubo non è finito».

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