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«Pensavo di morire, torno a casa»

«Pensavo di morire, torno a casa»

Mesola, sta meglio la donna di 93 anni rimasta legata e imbavagliata per 48 ore

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«Anche se un po' di paura ce l'ho, tornerò a vivere nella mia casa. Vivo lì da oltre trent'anni, ci sono sempre stata bene. Penso sia difficile che ritornino a casa mia e ricapiti quel che mi è accaduto». A parlare è Emma Santi la 93enne mesolana rapinata in casa da quelli che al momento restano ignoti malviventi, legata e imbavaglia al letto, dove è rimasta bloccata per oltre 48 ore, fino all’arrivo del figlio.

Emma Santi, ancora ricoverata al Delta, è lucida; soffre un po' per le ferite su polsi e caviglie causate dalle fascette utilizzate per immobilizzarla, ma è sollevata per poter raccontare quanto le è successo.

Ricorda anche abbastanza bene cosa accaduto quella notte tra giovedì e venerdì 30 e 31 luglio, quando nella sua casa di via Casiglia, nel forese di Mesola, tre uomini sono entrati in casa, l'hanno legata e poi hanno messo a soqquadro l'abitazione portandole via alcuni monili d'oro e il cellulare. Denaro non ne aveva, visto che avrebbe ritirato la pensione lunedì 3 agosto.

«Hanno usato modi garbati - ricorda - quello che mi ha parlato non ha mai alzato la voce, si esprimeva in italiano, ma aveva un accento che mi fa pensare possa essere di origine straniera. Credo siano rimasti in casa mia un'ora forse più, prima di andarsene, lasciando tutto fuori da cassetti, armadi, bauli, in un disordine incredibile. Nei quasi tre giorni passati legata, ho pensato che forse sarei morta così e mi è venuta paura, perché sentivo, nel cortile la vicina parlare con il fornaio che mi ha consegnato pane e latte, e io non riuscivo a farmi sentire. Quando ho visto mio figlio, in camera, con i carabinieri, ho capito che era tutto finito. Non ricordo come ho fatto a cadere dal letto, ma quando sono stata ritrovata ero a terra. Ora mi hanno sistemato un letto a piano terra di casa, ma io mi sentivo più sicura al piano superiore. Una cosa è certa, non lascio casa mia. Resterò lì».

Maria Rosa Bellini

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