Bracconieri a bocca asciutta Nella rete tre quintali di pesce
PORTOMAGGIORE. I bracconieri utilizzano anche un elettrostorditore, i cui fili sono collegati a una batteria per auto e a un amplificatore d’intensità, grazie a cui è un gioco da ragazzi accalappiare...
PORTOMAGGIORE. I bracconieri utilizzano anche un elettrostorditore, i cui fili sono collegati a una batteria per auto e a un amplificatore d’intensità, grazie a cui è un gioco da ragazzi accalappiare il pesce emerso a filo d’acqua. Però l’altra notte due pescatori di frodo sono stati colti sul fatto, nel canale Circondariale in territorio comunale di Portomaggiore, da una pattuglia della polizia provinciale impegnata in un controllo iniziato nel pomeriggio di giovedì. Sulle prime la coppia ha rifiutato di farsi identificare, cosa poi riuscita al comando portuense dei carabinieri, dove dopo un’ora sono arrivati con i loro documenti dei conoscenti dei due rumeni, di 29 e 23 anni, residenti a Loreo (provincia di Rovigo) e in Italia da appena tre mesi. Non erano soli: un furgone con a bordo uno o più complici è riuscito a dileguarsi nell’oscurità. L’operazione ha consentito di liberare tre quintali di pesce, tra siluri e carpe, oltre a due grosse tartarughe. Sequestrato il materiale usato: circa 1.300 metri di reti, una barca in vetroresina e l’apparecchio elettronico di fabbricazione artigianale. «Per la prima volta – spiega Claudio Castagnoli, comandante della polizia provinciale – sono state applicate le sanzioni inasprite della legge regionale 1/2012: a ciascun pescatore è stata inflitta una multa di 4.100 euro. È anche la prima volta che siamo riusciti a prendere persone organizzate». L’operazione è stata condotta di concerto con l’Arma e «il lavoro di squadra – dice il tenente colonnello dei carabinieri di Ferrara, Vittorio Bartemucci – è molto importante, così come le segnalazioni dei cittadini, per contrastare predoni sempre più virulenti». Un ringraziamento dal presidente della Provincia Tiziano Tagliani, secondo il quale «si dimostra, grazie anche ad attività interforze di questo tipo, la capacità di intervento della polizia provinciale; ci preoccupa il vuoto normativo sulle sue funzioni, visto che tuttora non sappiamo chi in futuro si occuperà della tutela in ambito di caccia e pesca». L’affermazione fa riferimento alla discussa riforma che prevede l’accorpamento delle forze di polizia. Nel corso degli ultimi due anni la lotta al bracconaggio si è fatta molto intensa, soprattutto nel Mezzano e in un territorio ferrarese solcato da ben 4mila chilometri di canali. Sequestrate complessivamente 14 imbarcazioni e 19 chilometri di reti da pesca; inflitte sanzioni amministrative per circa 52mila euro, di cui solo 8mila sono quelle finora effettivamente recuperate. «Di recente – aggiunge Castagnoli – l’Università di Ferrara ha stimato la perdita di un terzo del patrimonio ittico. Su questo fenomeno incide con ogni probabilità, anche se non interamente, la pesca di frodo».
Fabio Terminali
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