Fuoco e fumo resistono «Chiediamo i canadair»
La combustione della torba nel Mezzano continua. E c’è chi propone di domandare agli agricoltori della zona di intervenire con i grandi getti per l’irrigazione
STEFANO SCANSANI. La terra è nera. L’acqua è nera. Ogni tanto spunta l’arancione di una fiamma che decide di saltar fuori dal sottosuolo. Circolano proposte estreme e anche di partecipazione popolare per estinguere la combustione della torba che da una decina di giorni divora la Valle del Mezzano e ammorba l’aria della costa.
Qualcuno consiglia di chiamare il presidente della Regione Bonaccini perché si attivi e chieda l’intervento dei canadair. Il sindaco di Ostellato Marchi si è già attivato. Acqua dal cielo, nella pancia degli aeroplani, il mare è vicino. Altri sono pronti a chiedere agli agricoltori intorno di mettere a disposizione i getti per l’irrigazione.
IL DISLIVELLO
L’obiettivo è quello di annegare i 36 ettari torbosi e incolti. Ma c'è un problema. Le cosiddette vasche distribuite a scacchiera non stanno allo stesso livello.
Vedetevi i video girato con i droni: si tratta di enormi quadrati carbonizzati, ognuno con la sua vita, indipendenza, altezza.
Di conseguenza il fiume d’acqua succhiata dal canale perimetrale e buttata di qua da un’enorme pompa della Protezione civile dovrebbe compiere un salto in alto per allagare l’intero comparto.
200 TELEFONATE
Il fumo, la puzza, le esalazioni invece non hanno bisogno di elevarsi: ci pensa la brezza notturna che spira in direzione ovest-est a portarle sui Lidi. Dove la gente fra le 2 e le 5 non dorme, respira male, si fa prendere da mille dubbi sul contenuto di quell’aria, accusa nausea e bruciori agli occhi, alla gola, al naso.
Il fenomeno è ormai insostenibile. Qualcuno dopo essere andato all'ospedale per la visita ha sporto denuncia ai carabinieri. Soltanto l’altra notte il centralino dei vigili del fuoco ha ricevuto 200 chiamate.
INFORMAZIONE
A fronte di questa emergenza è assente una pronta e capillare informazione sulla sorgente delle esalazioni e il loro contenuto: l’amministrazione di Comacchio il cui territorio è la vittima della ricaduta dell’incendio nel Mezzano è mobilitato, segnala sui portali, diffonde su Facebook.
Ma proprio questo episodio inaspettato sbaraglia le tecnologie. Perché l'età dei villeggianti è over rispetto ai social e il fatto è nuovo. Al di là delle ipotesi più balzane che circolano sulle origini della combustione della terra (già questo sollecita a fantasticazioni marziane) sono legittime le pretese di chi vuol sapere per filo e per segno quali sono le sostanze portate in giro dalle esalazioni; chiede di avere la certezza che bruci solo torba e non altro; domanda - una signora di Valle Pega - che la centralina mobile di San Giuseppe vada in giro, altrove, ad annusare.
QUANDO FINIRÀ
Il fenomeno è così nuovo che non si sa come è cominciato e quando finirà. Tutti sono concentrati sul suo contenimento, e le forze in campo sono parecchie.
La strada asfaltata che da Mondo Nuovo punta alle spalle delle Valli di Comacchio è una parete rocciosa orizzontale. Dritta e distrutta.
Pomodori, pomodori, pomodori. Poi il rosso vira al giallo da savana dei canneti delle zone di ripopolamento degli uccelli. Ecco l’imboscata del nero dove la terra è scoperta oppure già cotta dall'incendio.
CON LA CAROVANA
Ci sono tutti. La protezione civile, la Provincia, l'Arpa, i vigili del fuoco, il Consozio di bonifica, i vigili urbani, l’Asl. La carovana dei loro mezzi s’infila nella griglia delle strade strettissime, insegue il segnale di fumo e i fuochi improvvisi che ormai punteggiano il margine a nord, verso il filare di alberi tagliavento.
Dove l'acqua ha sommerso la terra bollente tornano gli uccelli, felicissimi, sorpresi di ritrovare qui il loro habitat naturale antico. È la palude, pompata dentro il mondo agricolo dei trattori grandi come una casa che vanno e vengono sullo stradone.
Il sindaco di Ostellato è il coordinatore dell'emergenza. Andrea Marchi arriva insieme ai consiglieri regionali del Pd Paolo Calvano e Marcella Zappaterra. Vanno e vengono da Ostellato e Portomaggiore, incontrano i tecnici, ricevono informazioni.
IPOTESI DISCORDANTI
Ogni ora circola un bollettino sullo stato dell'intervento, sulla sua evoluzione. Discordanti le ipotesi sulla sua conclusione: ancora qualche giorno oppure ancora molti giorni. Il braciere infatti è invisibile, divora la torba da sotto, anche alla profondità di un metro dove, assicura il sindaco Marchi, in alcuni punti si è formato un pavimento di terracotta. È la Natura che inaspettatamente (e retoricamente) ha il sopravvento, oppure è capitato qualcosa di imprevedibile: autocombustione, controlli allentati, addirittura un coccio di vetro che ha fatto da specchio ustorio e ha appiccato il sole alle canne, qualcuno l'ha fatto apposta, il solito mozzicone di sigaretta buttato fuori dal finestrino? Quel che è certo è che le temperature di queste settimane hanno surriscaldato il terreno e aiutato l'incendio.
ANNEGARE LA TERRA
Le arginature per contenere l'acqua sono tutte realizzate. L’acqua deve annegare la terra, percolare in profondità. Le ruspe all'orizzonte scavano le trincee e costruiscono le barriere.
Lavorare in questa enorme carie nera non è piacevole: la temperatura è altissima, l'umidità indescrivibile, l'odore di strino si aggrappa ai vestiti, ai capelli, alla pelle.
E chi viene qui e la notte prima era ai Lidi può avere conferma dell'origine delle esalazioni che di notte camminano, volano, planano giù, fra le villette a schiera, oltre le zanzariere, dove la gente pretende di riposare e non incontrare fastidi.
DOMANDA LECITA
Nel viottolo secco che lascia la strada Mondo Nuovo una folla di tecnici e operatori chiede quando arriverà l'assessore regionale all'ambiente e alla protezione civile, Paola Gazzolo. Viene loro risposto che non verrà. Purtroppo.
La domanda è lecita e la reazione altrettanto, perché questa situazione, questa emergenza non è della terra di Ostellato o dell'aria di Comacchio (con i suoi quasi 30 chilometri di costa), è oltre ed altra.
STRATEGIE
A fine giornata il sindaco Marchi tira le somme. Ci conferma che secondo gli specialisti più ottimisti il fenomeno potrebbe essere risolto nel giro di tre giornate.
Intanto e comunque il primo cittadino ha preso contatto con la prefettura per attivare la richiesta (in caso di permanenza della combustione) dell'intervento di canadair.
Si tratta di una mossa preventiva che comunque la prefettura ha già avviato. Sull'efficacia del bombardamento d'acqua qualcuno nutre qualche dubbio. Come riporta Marchi la cascata d'acqua è ottima contro la fiamma viva, anche perché crea un vuoto che ne determina lo spegnimento. La torba, al contrario, brucia "sotto". I tecnici si sono consultati anche sul ricorso ai getti per l'irrigazione. Sono reputati limitati per la modesta gittata e l'intensità. Ma ogni mezzo è buono per avere ragione del fuoco invisibile.
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