«Da qui vedo la Ferrara che corre e che mi piace»
«Guardi. Da qui ogni giorno vedo la Ferrara che corre, che si muove, che non sta ferma. La Ferrara che mi piace». Mi sono rimaste sempre impresse queste parole e questa immagine del professor...
«Guardi. Da qui ogni giorno vedo la Ferrara che corre, che si muove, che non sta ferma. La Ferrara che mi piace».
Mi sono rimaste sempre impresse queste parole e questa immagine del professor Castoldi. Era il febbraio del 2001 e mi trovavo nel suo studio nel vecchio Sant’Anna per un servizio sul reparto di ematologia da lui diretto. Le finestre a un piano alto offrivano come panorama le Mura di Rampari di San Rocco. Lui, bergamasco di origine ma ferrarese dal 1961, faceva sicuramente parte di quella Ferrara che corre, si muove, non sta ferma. Persona posata, con il dinamismo nel Dna, come quando, sempre in quella occasione, mi ricordava la sua gioventù al liceo “Paolo Sarpi” di Bergamo. Lui abitava nella zona bassa della città e tutte le mattine invece di prendere la funicolare saliva a piedi per andare a lezione a ‘Berghèm de hura’. Castoldi è stato un grande medico ma soprattutto un uomo straordinario, per la sua modestia che lo rendeva ancora più grande. Ha proseguito a Ferrara una grande tradizione nel campo dell’ematologia, gestendo il dopo Baserga e lasciando, una volta in pensione, il testimone al professor Antonio Cuneo. Le sue ricerche e i suoi studi erano richiesti in tutto il mondo ed è riuscito a salvare tante vite umane ed alleviare sofferenze alle persone - soprattutto bambini - colpite dalla leucemia. Una vita spesa al servizio dei malati.
Gian Pietro Zerbini
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