Ferrara, è morto il prof. Castoldi: «Luminare e grande uomo»
Aveva diretto l’Ematologia del S. Anna, studioso di livello internazionale
FERRARA. «C’erano pazienti che tornavano da Parigi o dagli Usa e raccontavano: “I medici di là erano stupiti, che ci fate qua - ci chiedevano - a Ferrara avete Castoldi, uno dei migliori ematologi al mondo». Paola Fabris, presidente della sezione ferrarese dell’Associazione italiana contro le leucemie (Ail), ha collaborato per oltre dieci anni con il professor Gianluigi Castoldi, morto sabato scorso alla clinica Salus, dove era ricoverato, dopo una lunga malattia. Il medico, bergamasco di nascita ma ferrarese d’adozione, 79 anni, è stato direttore dell’Ematologia dell’ospedale S. Anna. Insigne ricercatore, clinico di altissimo livello, nell’attività scientifica si è distinto per la qualità degli studi, di livello internazionale, che lo stesso Castoldi ha esposto in oltre 250 pubblicazioni specialistiche citate nei lavori di altri scienziati.
Da 2-3 anni si era gravemente ammalato e negli ultimi mesi la sua salute era ulteriormente peggiorata. Attorno però ha sempre avuto i figli, Piero, 49 anni, ingegnere elettronico che vive a Pisa, ed Elisabetta, 45 anni, biologa, residente in Olanda, che lo hanno seguito nei momenti più difficili con affetto e dedizione.
«Mio padre - raccontava ieri Piero Castoldi - ha sempre continuato ad aggiornarsi, studiare e lavorare, anche dopo che era andato in pensione. Per diversi anni ha proseguito la collaborazione con l’università; ha fondato e saputo rendere molto attiva la sezione ferrarese dell’Ail, con la quale ha mantenuto uno speciale rapporto. Aveva investito molto nella sanità e da quel mondo non si è mai staccato».
Paola Fabris ricorda che «fin dal 2004 grazie al suo fondamentale apporto e alla sua guida abbiamo creato una sezione che si è differenziata rispetto a quelle delle altre province per lo stretto collegamento tra l’attività di reparto e quella domiciliare».
Allievo del prof. Angelo Baserga, uno dei fondatori dell’ematologia in Italia, Castoldi aveva fatto crescere la specialità a Ferrara fino a trasformarla in un punto di riferimento per i pazienti di tutto il Paese. E di lui si ricorda non solo l’approccio professionale, ma anche «la cultura, la statura morale oltre che la qualità umana che l’avevano reso “speciale” per i pazienti».
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«Il suo ultimo libro sulla medicina di laboratorio applicata all’ematologia l’ha scritto nel 2012 - ricorda il prof. Antonio Cuneo, suo ex allievo e attuale direttore dell’Ematologia del Sant’Anna, di cui ha preso le redini dopo l’uscita dal servizio di Castoldi - Poco tempo fa abbiamo ricevuto la mail di un suo ex paziente che dopo 20 anni ha deciso di ricontattarlo per un consulto. Richieste di consulenza ne riceveva sempre e non si sottraeva mai. Aveva avuto un maestro eccezionale e lui lo è stato per noi». Il rispetto dei pazienti, prosegue Cuneo, «era uno dei suoi must, come il rigore scientifico. Una prestigiosa casa editrice ha continuato a stampare fino all’edizione di due anni fa il testo di ematologia scritto da lui e utilizzato da studenti e medici». A Ferrara era stato un «innovatore - conclude Cuneo - anche per il percorso di formazione. Lui stesso aveva studiato all’estero e all’estero a migliorare le proprie capacità e competenze inviava anche i suoi allievi. Non è mai stato un professionista che si è seduto sugli allori. Per gli ematologi, i medici e chi lo ha avuto come insegnante è stato un faro culturale, morale e professionale. Un grande uomo a cui dobbiamo molto».
Nel 2006 i lettori della “Nuova” lo avevano eletto Personaggio dell’Anno.
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