Caso Carife secondo il Pd: «È il crollo di un sistema»
Il segretario Vitellio: la politica ha saputo rinnovarsi, chi ha guidato la banca non ha capito l'esigenza di rigenerarsi
di STEFANO SCANSANI
FERRARA - "Mazziati e silenti". Sono trascorsi nove giorni da quando scrivemmo quell'editoriale dedicato alle reazioni dei ferraresi tutti (o quasi) dentro e intorno alla crisi del bastimento Carife. Chiamammo in causa anche la politica zitta per anni, muta nella fase acuta della crisi. Dopo l'intervista al sindaco Tagliani e alla consigliera regionale Zappaterra, ieri il segretario provinciale dei democratici Vitellio ha rotto gli indugi. E ha aperto il libro in nome e per conto del partito: con il caso Carife è crollato il sistema di sviluppo economico locale.
Il Pd rompe il silenzio sulla vicenda della Cassa di Risparmio di Ferrara. Perché così tardi, Vitellio?
«Non è mai tardi per affermare un’idea di futuro e prospettiva per una realtà che riteniamo fondamentale per lo sviluppo del nostro territorio. Come già detto da altri esponenti del Pd che sono intervenuti sul vostro giornale il Pd non è mai stato silente anche nei suoi ruoli istituzionali rispetto alla visione che aveva della banca. Ma chiaramente bisogna capire che cosa si intende per silenzio».
E allora mettiamola così: che cosa ha fatto Il Pd durante la crisi di Carife?
«Bisogna essere molto chiari: se ci si aspetta che il Pd dica che cosa deve fare una banca, ecco, questo non è il ruolo del Pd. Ogni volta che un partito ha detto che cosa una banca doveva fare è finito al minimo inquisito o indagato rispetto a quello che ha fatto o detto.
Il Pd ha un ruolo sostanziale, come ha avuto anche nel passato. È quello di dire che cosa una banca deve essere. A maggior ragione diciamo che una banca deve essere banca».
Cioè, si spieghi.
«Troppo tempo abbiamo perso nel dire se la Carife doveva essere la banca ferrarese, un banca locale, una banca più grande.
E così abbiamo dimenticato qual era veramente il suo ruolo: quello di fare la banca. Non una banca ferrarese, ma la banca per i ferraresi, per lo sviluppo locale. Questo il Partito democratico lo afferma con forza».
Qual è il giudizio della segreteria provinciale dei democratici su quel che è capitato alla Carife?
«Quel che è successo è al vaglio della magistratura, la quale verificherà le responsabilità soggettive e oggettive di ciò che è successo. Io posso dire che siamo davanti non soltanto al crollo di una banca, ma di un sistema di sviluppo economico, sul quale bisogna interrogarsi e trovare risposte».
Faccia queste domande.
«La Carife ha finanziato i migliori imprenditori del nostro territorio? Ha fatto gli interessi degli azionisti e dei clienti? Credo che chi doveva avere i maggiori benefici oggi ne sta pagando le spese.
Allora bisogna ragionare su chi è sempre stato nella stanza dei bottoni. E mi viene da chiedere loro se tutto è stato fatto per il meglio, per gli interessi della nostra comunità».
Da che pulpito… La politica giudica dall'alto?
«La politica si è sempre rinnovata, noi ci siamo sempre rigenerati, e non perché ci piace scegliere il segretario o gli amministratori giovani, ma perché abbiamo strumenti di controllo molto più forti rispetto ad associazioni di categoria, ad esempio.
Ci sono le elezioni, le perdiamo, le persone ci dicono che cosa vogliono dalla politica, e ci rigeneriamo perché capiamo che servono occhi nuovi e orecchie nuove per capire e intercettare altre istanze. Probabilmente chi ha guidato la Carife non ha capito l'esigenza di rigenerarsi».
Gli amministratori di Carife hanno coinciso con le istituzioni, le organizzazioni, le associazioni di categoria. Quando lei giudica la banca, giudica il sistema socio-economico, o sbaglio?
«Certo, esprimiamo un giudizio molto forte a questo sistema. È come se io, per riorganizzare il partito domandassi ai miei rappresentanti di circolo “quanti circoli volete?”. Loro risponderebbero “ne vogliamo nel numero che equivale ai noi”.
Questo sarebbe semplicemente un maquillage della riorganizzazione del partito. Ma vale per qualsiasi sistema, anche per la banca: bisogna partire dalla mappa dei bisogni dei cittadini ferraresi, dopodiché si struttura un sistema di credito, di gestione dello sviluppo economico.
A me pare che troppo spesso il sistema si sia rigenerato in maniera autoreferenziale per mantenere la propria presenza all'interno di quelle sedi».
Ad esempio?
«Ad esempio non è mai stato fatto un check? E stato verifivato se un determinato investimento ha portato poi dei frutti, oppure serviva unicamente per mantenere in piedi determinate attività?
E ai cittadini che si sono fidati, hanno comprato le azioni, è stato fatto un buon servizio? Io direi di no. E i fatti parlano chiaramente».
Torno ad insistere. Nel periodo di grande bulimia di Carife, il suo partito e ancor prima i Ds, il Pds e quindi il Pci erano al potere. Silenti?
«Non credo si sia taciuto. La banca è un’azienda privata. È giusto che abbia le proprie responsabilità, e questo lo vedo come un valore e non come un disvalore.
La banca deve rendere conto ai propri soci, ma anche alla sua comunità perché non stiamo parlando di un’azienda che produce una merce qualsiasi: essa può essere il motore della crescita di un territorio.
Ma nel momento in cui ciò non avviene il problema diventa complessivo e deve intervenire la politica, senza mai entrare nella governance dell’istituto. Dovevano essere le persone che sedevano nella stanza dei bottoni a mettersi la mano sul cuore e chiedersi se avevano fatto tutto quello che potevano fare.
Ancora dilemmi: come associazioni di categoria hanno messo i migliori? Hanno lavorato al meglio per favorire lo sviluppo di Ferrara? È a queste domande che loro devono rispondere».
Azienda privata, ma non tanto.
«Sì è un’azienda privata. Una delle più grandi della provincia di Ferrara. La nuova gestione dovrà pensare anche ai dipendenti e perciò alle loro famiglie».
È vero che la segreteria del Pd ha preparato un documento sulla vicenda Carife, oppure è un'invenzione? C’è o non c’è?
«C’è. Ed è semplicemente un comunicato preparato per rendere nota la nostra posizione».
Chi l’ha aizzata a rilasciare questa intervista tralasciando il documento? Forse la Zadro che ha inviato alla Nuova una riflessione nella quale accusa il Pd di non avere agito? La Zadro che è stata vostra alleata in giunta fino all’anno scorso?
«Fa sorridere il comportamento di alcuni politici che fino all’altro giorno, con noi, hanno amministrato la città. E che ora ci accusano di essere stati silenti semplicemente perché avendo cambiato partito pensano di ricominciare da zero. La storia personale e politica di una persona non può rigenerarsi con un cambio di partito.
Ritengo poco lungimirante l’atteggiamento di un politico che chiede l’intervento della politica su una banca. Credo sia l’errore più grande».
Arriva il Fondo interbancario. In consiglio d'amministrazione vi sarà un posto per un solo ferrarese. Quale figura immaginate?
«Per rappresentare la comunità bisogna mettere i migliori. E non scegliere una persona unicamente perché è riferimento di quei mondi. Ecco troppo spesso si è preteso di dare visibilità a dei mondi che, purtroppo, non rappresentano la realtà.
Questo è il mio appello: quel posto nel nuovo consiglio d’amministrazione lo si affidi al migliore, lo ricopra chi lo sa fare davvero perché c'è bisogno di dare risposte agli azionisti, ai dipendenti, alle imprese sane. Senza ricorrere alla ferraresità: un elemento che ha bloccato il processo di rinnovamento».
Dopo le esperienze di Coopcostruttori e Carife qual è la prospettiva di sviluppo secondo il Pd?
«Non accetto il giudizio di chi afferma che a Ferrara non c’è sviluppo. Ci stiamo muovendo, stiamo attirando investimenti internazionali, vuol dire che Ferrara è interessante. Quel che dobbiamo avere tutti sono umiltà, coraggio e forza di dire quali sono gli investimenti che servono alla città e alla provincia. Lei ha citato il crac della Coopcostruttori… Non si possono finanziare imprese che non hanno mercato e non produco utili pur di garantire la continuità.
Bisogna riuscire a trasformare quelle realtà che non sono più un valore aggiunto per il nostro territorio.
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