"Daspo contro chi spaccia in discoteca"
Morti per sballo, parla il ferrarese Moretti, dirigente nazionale Silb: «L’ecstasy è un veleno»
Prima la morte del sedicenne dopo aver ingerito Ecstasy, che ha portato alla chiusura per quattro mesi del Cocoricò di Riccione. Quindi un'altra giovane vittima in Salento, dopo una notte in discoteca. Gli imprenditori del settore si interrogano.
Il ferrarese Michele Moretti è il vicepresidente nazionale del Silb, l’Associazione italiana dei locali da ballo, che ieri a Bologna ha tenuto una riunione della giunta di presidenza sul tema. «Non ci chiamiamo fuori – premette Moretti -. Va detto che se, come sembra, anche nel secondo caso di morte è implicata l’ecstasy, questa va considerata vero e proprio veleno e non una droga: è una sostanza da bandire e da combattere con più forza». Il Silb poi ci tiene a non fare di tutta l’erba un fascio: «Su 3mila locali in Italia poche decine, per il tipo di prodotto offerto, sono avvicinabili al Cocoricò. Ecco, in questa parte del mercato notturno si può pensare di vietare l’ingresso nei locali ai minori di 18 anni e alla possibilità di rifiutare l’ingresso a determinate persone, al fine di garantire l’incolumità degli avventori. E perché no a un Daspo nei confronti dei pusher, impedendo loro di avvicinarsi».
A Ferrara la situazione non è assimilabile a quella della Romagna: «Il nostro prodotto – sostiene Moretti, tra i soci titolari del College e del Plaza Club in città – è molto più annacquato, un succedaneo. E poi grossi dj di richiamo internazionale non possiamo permetterceli. I controlli sono feroci e le persone impegnate in queste attività sono proporzionalmente in numero sufficiente rispetto ai clienti, cosa che non succede nelle metropoli e nelle località turistiche della riviera». Per il Silb va combattuto il proliferare dell’abusivismo, ossia quelle manifestazioni non autorizzate dove le regole restano solo sulla carta. Mentre va premuto il pulsante della prevenzione: «Stiamo cercando un testimonial che possa parlare direttamente ai ragazzi. E deve esserci unità d’intenti tra noi, le famiglie, la scuola e lo Stato in genere».
Gianluca Antonelli è l’art director più noto in provincia nel mondo delle discoteche. Lavora al Meridiana di Lido Spina e collabora con altri locali. «Tutti lontani anni luce dallo spirito del Cocoricò – spiega –. Noi vendiamo divertimento e allegria, si respira questo. Al Meridiana si cena, non vogliamo certamente che la gente si sballi, la situazione è sotto controllo. Questo per dire che la discoteca non è un inferno». Antonelli reputa sbagliato lo stop imposto al Cocoricò: «Una soluzione fuori dal mondo. Nelle discoteche italiane negli ultimi anni sono stati perse decine di migliaia di posti di lavoro, e vogliamo chiuderne altre? Ma così chi si vuole drogare potrà tranquillamente farlo altrove, in posti come i rave dove alcool e sostanze stupefacenti scorrono a fiumi». Ma chi gestisce i locali non potrebbe fare qualcosa di più in termini di controllo? «Il punto è che l’Italia come al solito si sveglia tardi – risponde Antonelli -. Rispetto a quel che succede negli altri Paesi, qui è proibito al servizio d’ordine perquisire ed eventualmente impedire di entrare nel locale a una persona sospetta, diciamo così, di creare dei problemi. È un po’ paradossale ma è così. Innalzare il divieto di vendita di alcool ai diciottenni o addirittura vietare la discoteca ai minorenni? Discutiamone. Però si evitino – aggiunge l’art director del Meridiana – certe polemiche che ritornano ciclicamente: pensi che io mi ricordo persino le “mamme antirock”».
Fabio Terminali
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