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«Paziente alterato: l’intervento è corretto, ma servono cinture adeguate»

«Paziente alterato: l’intervento è corretto, ma servono cinture adeguate»

Messa a punto la tecnica per ridurre i rischi in caso di intervento di contenzione, restano i problemi burocratici

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FERRARA. «La tecnica per immobilizzare il paziente in stato di alterazione l’abbiamo messa a punto. Manca una cosa: le cinture adeguate». Tutto si può migliorare, commenta Adelina Ricciardelli, responsabile dei pronto soccorso dell’Asl estense e presidente nazionale Fimeuc, ma «chi deve autorizzare l’acquisto di questi presìdi, senza i quali non si riesce a completare l’intervento in sicurezza per gli operatori e per il paziente?». Il medico ricorda che «abbiamo già eseguito qualche simulazione e la tecnica funziona. «Il problema è che il personale autorizzato deve essere dotato di questa cinghia che serve a bloccare le gambe del paziente alterato o violento ed è molto pratica, con un attacco simile a quella della cintura di sicurezza delle auto», precisa Adelina Ricciardelli.

Un modo di evitare il ricorso a strumenti meno idonei, come ad esempio la cintura dei pantaloni, nel momento in cui si deve effettuare un intervento di contenzione. «Noi speriamo che al più presto questo presìdio venga adottato e riconosciuto, come venga riconosciuta a livello nazionale la tecnica di immobilizzazione - prosegue la responsabile Asl - e io come presidente della Federazione italiana medicina dell’emergenza-urgenza e delle catastrofi mi impegnerò affinchè questa cosa avvenga. Abbiamo eseguito delle simulazioni sul campo con personale sanitario e delle forze dell’ordine e i riscontri sono stati assolutamente positivi».

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